Il “puzzo” delle tangenti entra alla Camera e al Comune di Roma

Si chiamano Global Services. Servizi Globali. Sono il grimaldello per entrare nel mondo degli appalti pubblici dalla porta principale. Dal facchinaggio alle pulizie, dalle manutenzioni di edifici e strade alla gestione del magazzino, dal giardinaggio alla movimentazione di merci e alla logistica sono le corazzate per fare razzia nel mare magnum delle gare pubbliche. I target sono le Pubbliche Amministrazioni, ministeri, Comuni, Parlamento. Ma anche le grandi aziende che non vogliono caricarsi sui bilanci i costi dei lavoratori. Che, invece, possono affittare dalle Global  Services. Un mercato enorme che sforna ogni anno migliaia di contratti milionari pronti per essere catturati dalle Global Services. Che, spesso, hanno competenze minime e basilari. Ma un esercito di lavoratori in outsourcing da fornire al cliente.

Corpi in affitto per vincere la concorrenza

Le Global Services fanno quello che nel mondo del business viene comunemente definito come body rental . Cioè affittano corpi. E forniscono servizi. Il Consorzio Gesconet è uno di questi Global Services. Uno dei tanti che si fanno la guerra a colpi di ribasso per strappare gli appalti alla concorrenza. Schiacciati dai prezzi stracciati nella lotta fra Global Services, in mezzo restano, spesso, i lavoratori, spesso sottopagati.
Nel 2011 proprio la Gesconet, che raggruppa una serie di cooperative, finì nella bufera a Piacenza per le condizioni lavorative dei facchini impiegati nell’hub della logistica di Tnt, il colosso olandese della movimentazione merci.

Tangenti per 300.000 euro a Montecitorio e al Campidoglio?

Proprio in quel 2011, mentre a Piacenza i lavoratori protestavano e la Questura del capoluogo faceva sapere che avrebbe fatto i propri accertamenti e «se ci saranno responsabilità saranno portate davanti all’autorità competente», la Camera dei Deputati dà al Consorzio Gesconet 1.471.119,52 euro per spese di traslochi e facchinaggio, e altri 48 mila per generici “altri servizi”. Un appalto che ora è finito sotto la lente della magistratura romana perché, secondo un impiegato che sta collaborando con i pm capitolini e che ha conservato in un file di un pc la lista di presunti pagamenti occulti, nell’arco di due anni sarebbero state versate tangenti per 300.000 euro proprio per aggiudicarsi gli appalti alla Camera dei Deputati, al Comune di Roma e alla Regione Piemonte. Tutto, se fosse vero quel che sostiene l’accusa, per sbaragliare la concorrenza.
Non è la prima volta che la Gesconet ha vinto appalti a Montecitorio. Ma sul passato sembra sceso un velo impenetrabile. Perché, spiegano dalla Camera, «le disposizioni del Rac (Regolamento amministrazione e contabilità, ndr), sulla base delle quali è stato pubblicato l’elenco delle spese ordinate, sono in vigore dal primo marzo 2011 e consentono la pubblicazione dei dati a partire dal primo semestre 2011».
Eppure quello messo in piedi dalla Gesconet e dal suo titolare, ora indagato, Pietro “Pierino” Tulli ha incuriosito gli investigatori. Che, carta dopo carta, scoprono come funziona il meccanismo per creare fondi neri attraverso un giro di conti e fiduciarie estere evadendo le tasse. La stima che le Fiamme Gialle hanno fatto parla di un miliardo e mezzo di euro frodato al fisco in oltre dieci anni di attività, un flusso di soldi continuo che faceva la spola, grazie agli “spalloni”, ai camminatori, dall’Italia verso San Marino, il Lussemburgo, Singapore e le Antille. I soldi rientrano poi, in parte, attraverso lo scudo fiscale. E qualcosa del giro di affari si capisce anche da questo: nel 2010 vengono “scudati” 60 milioni di euro. E potrebbe essere questa la punta dell’iceberg di presunte tangenti. Il resto dei soldi viene utilizzato per acquistare a man bassa immobili su immobili. Ora sequestrati dalla Finanza.