Processo a Matteo. Cuperlo: a suon di battute stiamo diventando un partito acido

«Le parole di Renzi, che ha liquidato il calo degli iscritti al Pd rivendicando i voti raccolti, non mi sono piaciute molto. Ma non voglio fare un processo alle intenzioni o alla singola frase», confessa ai giornalisti Gianni Cuperlo, prima dell’assemblea nazionale di Sinistradem a Bologna. «Non vorrei – aggiunge – che dal partito solido fossimo passati al partito liquido per precipitare nel partito acido, dove si fanno battute con lo scopo di mettere in difficoltà l’interlocutore». Sale la tensione al Nazareno per la normalizzazione renziana che ha prodotto il crollo vertiginoso di tessere (non arrivano a quota centomila) agitando la minoranza interna e scatenando le accuse contro il premier della vecchia guardia, con Bersani e D’Alema in testa. Nel mirino del corpaccione del partito, insomma, finisce l’indifferenza del premier che preferisce i followers ai militanti, che nella rincorsa al successo personale vuole rottamare la tradizione della sinistra fatta di circoli, assemblee e militanti in carne ed ossa. Il rischio – spiega lo sfidante di Renzi all’ultimo congresso – è quello di trasformare il Pd in un comitato elettorale permanente usa e getta. «Gli iscritti non sono soltanto uno strumento al servizio di questo o quel candidato alle primarie o ai congressi. E non va bene se l’anno in cui ci sono primarie o il congresso gli iscritti decollano e l’anno successivo, perché non ci sono gazebo da montare, gli iscritti precipitano». Poi, sulla scia delle critiche di Bersani, ricorda all’inquilino di Palazzo Chigi che un partito «è comunità e adesione, non è un atto formale, una forma burocratica, un modo per guardare al passato».
Insomma il processo al premier è appena cominciato, mosso dall’ossessione della perdita d’identità (e di potere) che per ora sembra aver ricompattato nuovi dissidenti e vecchi leader spiazzati dalla corsa del giovane leader irriconoscente. Pippo Civati torna ad agitare lo spettro della scissione dei militanti se non si apre una discussione seria su «quale idea di movimento abbiamo in testa» mentre Renzi è in tutt’altre faccende affaccendato e si prepara al faccia a faccia di lunedì con i sindacati.