Nozze gay, il “celebrante” Pisapia nel mirino della Procura

Milano come Roma. Sulla trascrizione delle nozze gay celebrate all’estero, anche nel capoluogo lombardo si consuma il braccio di ferro tra il sindaco di provata fede progressista e il prefetto che è intervenuto per sollecitare l’applicazione della circolare di Alfano. Ora il caso milanese potrebbe finire al tavolo della Procura come richiesto dal consigliere comunale di Fratelli d’Italia, Riccardo De Corato, che invoca il rispetto della legge italiana che non prevede matrimoni omosessuali. Il sindaco Giuliano Pisapia, infatti, con un chiaro gesto provocatorio a 48 ore dalla circolare del Viminale, il 9 ottobre,  si era precipitato a firmare «personalmente, in qualità di ufficiale di stato civile» le trascrizioni di sette matrimoni gay celebrati all’estero. Con tanto di annuncio trionfale su Facebook nel nome della “città dei diritti”.

L’altolà del prefetto

Dopo il fattaccio, con una nota di quattro righe il prefetto di Milano, Francesco Paolo Tronca, aveva invitato il sindaco Pisapia, nella sua qualità di ufficiale di stato civile e di ufficiale di governo, «a procedere alla cancellazione delle trascrizioni dei matrimoni contratti all’estero tra persone dello stesso sesso». Ma il primo cittadino, che finora ha evitato di replicare ufficialmente, proprio come il collega Ignazio Marino, non sembra intenzionato a fare  passi indietro appellandosi alla tesi di aver compiuto un atto legittimo, perché si tratta di matrimoni validi nelle giurisdizioni dove si sono celebrati. La partita si annuncia lunga e difficile.

Milano fuorilegge

Dopo il rifiuto del primo cittadino a rispettare l’invito del prefetto, dal centrodestra non intendono restare a guardare. De Corato ha infatti inviato una lettera al procuratore capo Edmondo Bruti Liberati, perché intervenga per fare rispettare la legge. «Ho chiesto l’intervento della Procura sulla questione della trascrizione dei matrimoni omosessuali contratti all’estero – spiega l’esponente di FdI –  in quanto il sindaco di Milano ha infranto la normativa nazionale che prevede matrimoni esclusivamente tra persone di sesso opposto e ha ignorato le richieste del prefetto di tornare nella legalità». Secondo il consigliere d’opposizione, «da tre settimane ormai Milano è fuorilegge». Qualche perplessità arriva anche dall’ala cattolica del Pd a Palazzo Marino. Durante la votazione dell’aula, che ha chiesto a larghissima maggioranza al sindaco di andare avanti, il vicepresidente del consiglio comunale si è astenuto.