Nella parabola di Renzi la metamorfosi della sinistra

È il nuovo Andreotti. No, è il nuovo Fanfani. È il teorico del partito Stato. No, è il simbolo del partito taxi. Sì, no, forse. O forse lo è di entrambi. Ce n’è abbastanza da arrovellarsi tra gli spasmi del dubbio. Per tutti quelli che sperano. Per quelli che di questo vivono. Così congetture e ipotesi si sprecano. Tutt’intorno ai Palazzi del potere romano, nelle decine di osterie che offrono rifugio e sollazzo, non solo gastronomico, e nei localini alla moda -quelli che nascono come i funghi dopo la pioggia  e appassiscono rapidamente come le primule-  è tutto un moltiplicarsi di ipotesi. Di ipotesi  spacciate per certezze adentando un bucatino all’amatriciana e di dubbi smistati come dati di realtà affettando una mozzarella di bufala. Il dato di fatto è che lui è sempre al centro. Sempre presente. Matteo Renzi è lì. Passo dopo passo, giorno dopo giorno, la rottamazione fiorentina, questo dolce stil novo politico che ha sdoganato il tacco dodici e il decolté a sinistra mandando definitivamente in soffitta risotti e salamelle, sembra riprodurre quel che fu il vecchio partito Stato. La vecchia e mai davvero dimenticata Democrazia cristiana. Quella di cui pure i comunisti duri e puri, nel periodo del berlusconismo trionfante, non facevano mistero di rimpiangere.  La cara Balena bianca, sempre centrale, quella che governava con la destra ma guardava a sinistra. Quella che poi andava risoluta a sinistra per meglio occupare il centro. Quella cui non dovevi chiedere mai l’impossibile ma che per il resto c’era e ci sarebbe sempre stata una possibilità. Quella ecumenica, confessionale, ma anche laica e pluralista. Ecco, dopo l’infatuazione per il Cavaliere alfiere di una rivoluzione liberale mancata, questo sembra il momento propizio per il giovanotto toscano. Che pare proprio abbia scommesso sulle radici più autentiche del nostro essere italiani. Ovvero sulla voglia di delegare, di affidare a qualcun altro – chiunque altro – il compito di trovare una soluzione, qualunque soluzione, alla crisi e se non fosse possibile trovare una strada  alternativa. Uno che, per la verità,  ha capito al volo che il momento era quello giusto e non c’ha pensato un attimo a dare la spallata. Uno che ha pure compreso la lezione berlusconiana e, come ha ammonito il povero Fassina in direzione, non vuole più avere a che fare con l’orpello del vecchio partito della sinistra: basta sezioni, attivi, comitati, consigli e congressi. Serve solo un moderno, agile e scattante comitato elettorale. Guardare per credere su youtube il ghigno di commiserazione rivolto al giovane-vecchio Cuperlo che tuonava contro chi intende la politica come «appello al popolo». Non gliene frega più niente di D’Alema o di Veltroni o di Bersani ai cari e bravi compagni del fu Pci-Pds-Ds-Pd: sono contenti di avere uno che finalmente li fa vincere. E chissenefrega se sembra un cazzaro,  caciarone e anche un po’ massone.  Quegli altri erano così tristi…