Le cinque mosse di Berlusconi per far risorgere il centrodestra

Silvio Berlusconi viene intervistato dal Foglio di Giuliano Ferrara e traccia il percorso strategico da qui a marzo 2015: data prefissata dal leader di Forza Italia per un nuovo cantiere di centrodestra. Questi in sintesi, i cinque punti principali che il Cavaliere sottolinea nell’intervista:

1 – Come spiegare agli elettori il patto con Renzi?

«Io ovviamente non sono renziano, questo è il succo della caricatura nemmeno troppo divertente che si fa alla mia opposizione. Con la situazione in cui si trova il Paese, io che sono sempre stato impegnato a far muovere l’Italia immobile di sempre e la sinistra pietrificata della lotta di classe e delle chiusure corporative, perché non debbo impegnarmi per costruire un sistema bipolare?»

2 – Reggerà il patto del Nazareno? E come ne uscirà il centrodestra?

«Se non regge la governabilità si torna al voto traumaticamente e irresponsabilmente con chissà quale legge elettorale. Inoltre, «i nostri critici trascurano un fatto. Renzi ha vinto le primarie e ha preparato la sua ascesa al posto di Enrico Letta, ma tutto è stato reso possibile dal patto con lo statista Berlusconi, trasformato in “bau bau” per folle fanatizzate».

3 – Marzo 2015, un appuntamento con la storia.

«In un mese per noi benigno perché fu il 27 marzo 1994 la prima di tante nostre vittorie, abbiamo intenzione di far partire una grande opera di ricostruzione dell’identità dei riformatori liberali e conservatori italiani. Sarà una kermesse da sogno, nel senso che è ora di riprendere a sognare sui grandi temi che ci distinguono e ci dividono dal renzismo rampante».

4 – Fuga di voti verso il Pd?

«Renzi avrà qualche voto moderato se non sappiamo farci valere. Ma non si deve dimenticare che il voto popolare e di sinistra e il voto operaio e industrialista, è da oltre vent’anni parte integrante del nostro blocco di consenso». Quindi, anziché «fare a testate con Renzi, perché è casomai nel loro campo che volano colpi bassi, manteniamo la nostra autonomia, incalziamo, facciamo opposizione».

5 – Unioni civili e ius soli: un cedimento identitario?

«Nel mondo occidentale si sono diffuse le unioni omosessuali. Anche la chiesa cattolica ha le sue incertezze, fa le sue riflessioni sinodali. E noi non possiamo attardarci su una posizione nullità, di chiusura totale alla questione dei diritti delle persone. L’integrazione dei nuovi arrivati? Deve essere realizzata con l’educazione e l’istruzione e la coesione culturale e civile, è una necessità della storia: vogliamo litigare con la storia?»