E adesso il morso di “Viperetta” agita il mondo del calcio

Il morso della vipera può essere letale. Quello del “Viperetta” per fortuna fa più rumore che male. Massimo Ferrero da Roma, noto appunto come “Viperetta”, patron della Sampdoria da questa estate, è già un personaggio. Avesse acquistato, oltre a quelle che già ha, tutte le sale cinematografiche d’Italia non avrebbe avuto mai e poi mai il risultato di notorietà ottenuto rilevando la squadra di calcio dalla famiglia Garrone.

Uomo di spettacolo

Famiglia che certo doveva essersi parecchio dissanguata e che quindi non vedeva l’ora di trovare qualcuno disposto a prendersi la società di calcio blucerchiata se, come pare e come tutti confermano (ultimo Riky Tognazzi), si sarebbe risolta a darla via gratis. Si, proprio gratis, zero euro. Comunque sia, “Viperetta” Ferrero deve essere stato parecchio insistente e pure parecchio convincente. Così come è pur vero che da quel momento, da quella sua prima apparizione mentre cercava di indossare a favore di telecamera la maglia della Samp, non è passata settimana (calcistica) in cui non si sia fatto notare. Allo stadio di Marassi, urlando, imprecando, sorridendo e sventolando un fazzoletto blucerchiato oppure correndo verso la curva con le dita di entrambe le mani tese nella “V” di vittoria che neanche Churchill alla fine della seconda guerra mondiale. E poi anche in tv dove, sornione e dispettoso, è subito diventato un personaggio; sempre un pò sopra le righe e sempre fiero di quella sua romanità un pò caciarona. Un uomo di spettacolo che fa spettacolo. Sfrontato, arruffone, con uno slang incespicante, ma simpatico assai.

Fino a quando non ha sbracato

Fino a l’altro giorno. Fino a quando non ha sbracato dando del “filippino” al Thohir presidente indonesiano dell‘Inter. Apriti cielo. La sentenza dei sacerdoti del politicamente corretto è stata immediata: Razzismo! Indice puntato e via col solito canovaccio.  «La mia era solo una battuta» ha provato a spiegare, basito, il povero “Viperetta”. Niente da fare. Sarà costretto a scusarsi. Anche davanti alle telecamere. E, forse, oltre alla pubblica reprimenda, una consistente ammenda pecuniaria se la beccherà pure da parte della Federcalcio: che poi, per uno che ha rilevato gratis una squadra di serie A, è anche peggio.