Maxi-truffa all’Ue e all’Italia, contributi da oltre un milione di euro per far pascolare 910 cavalli inesistenti

Dichiaravano di avere grandi mandrie di mucche, cavalli, greggi di pecore che, però, in realtà non possedevano. Documenti che servivano a due allevatori per poter accedere a finanziamenti Ue e dello Stato, il tutto con la complicità di un dipendente dell’ente locale preposto al controllo delle autocertificazioni.
Così tre persone, due imprenditori, marito e moglie, più un dipendente del Centro di assistenza agricola nuorese, tutti originari di Orgosolo, sono finite agli arresti domiciliari in esecuzione di tre misure cautelari emesse, su richiesta della Procura di Nuoro, dal gip Mauro Pusceddu.
Nell’inchiesta oltre ai tre, gli allevatori Pietro Catgiu, di 32 anni, Manuela Floris, di 28, e l’impiegato del Centro di assistenza Giuseppe Podda, di 41, ci sono altri cinque indagati per utilizzo abusivo di sistemi informatici riservati.
I tre arrestati dovranno rispondere di truffa, per oltre un milione e 200mila euro ai danni dello Stato e dell’Unione Europea, messa in atto nell’arco di sei anni e smascherata dalla Guardia di Finanza di Nuoro, Sezione Polizia tributaria.
Raffinate le modalità del raggiro individuato dai finanzieri, coordinati dal sostituto procuratore di Nuoro, Andrea Schirra: dal 2008 al 2011 i due allevatori hanno presentato al Comune le autocertificazioni attestanti il possesso di un numero esagerato di capi di bestiame e di terreni per il loro pascolo: 910 cavalli, rispetto agli 8 realmente posseduti, a fronte dei quali l’Ente locale ha concesso “in uso civico” 1.500 ettari di terreni pubblici.
L’acquisizione delle concessioni comunali costituiva il “lasciapassare” per il pagamento dei contributi che avveniva in proporzione ai titoli Pac (Politica agricola) posseduti.
I coniugi non si sono fermati nemmeno nel 2012 in seguito alle restrizioni del Comune: i due, sempre con la complicità dell’impiegato del Centro di assistenza agricola hanno presentato falsi contratti di affitto di terreni, stipulati con persone quasi sempre all’oscuro della vicenda.
La richiesta di pagamento all’Ue veniva effettuata attraverso il Centro di Assistenza dove lavorava l’amico, ritenuto il terzo protagonista della truffa, che forniva consulenze ad hoc.
«A far le spese della spregiudicata avidità degli allevatori – hanno spiegato le Fiamme Gialle – non sono solo le oltre 200 aziende zootecniche del posto, ma anche quelle nazionali che magari avrebbero potuto ambire – dove quei titoli Pac, illecitamente utilizzati, fossero stati disponibili e diversamente distribuiti – alla fruizione di analoghi aiuti».
Oltre agli arresti, per i due coniugi scatterà il sequestro cautelare dei beni: denaro, autovetture e immobili sino alla corrispondenza dei profitti illecitamente guadagnati.