Marocchina islamica minaccia di morte la figlia sedicenne: «Troppo occidentale»

Cronaca di una morte annunciata, e per fortuna non avvenuta. Ma anche storia di una integrazione mancata. O meglio, rinnegata: respinta al punto tale da spingere una madre marocchina a minacciare pesantemente la figlia sedicenne, colpevole ai suoi occhi di vivere «troppo all’occidentale». «Ti ammazzo con le mie mani se continui a frequentare quelle amiche puttane e drogate»: per settimane è stato questo il tenore dell’avvertimento indirizzato da una mamma intollerante e da un padre connivente alla figlia adolescente che ha solo scelto di inserirsi e integrarsi nella realtà in cui si è ritrovata a vivere. La famiglia risiede a Fano da circa sei anni, eppure – secondo quanto riferito dai carabinieri – la madre, in particolare, non ha ancora imparato una parola di italiano, non guarda la tv e non si è assolutamente inserita nel contesto sociale in cui vive, pretendendo, insieme al marito, di educare la figlia sedicenne secondo i dettami molto rigidi della tradizione islamica. Tanto che sembra addirittura che a un certo punto si fosse prospettata per la ragazzina anche la possibilità di un ritorno in Marocco, ritenuto indispensabile per farle cambiare stile di vita. Ma la figlia, invece, cresciuta in Italia, ha sempre continuato a chiedere di poter condurre lo stesso tipo di esistenza delle sue compagne di scuola: un’aspirazione che avrebbe potuto costarle la vita. Come già accaduto, purtroppo, alla povera Hina, la ragazza pakistana che viveva nel Bresciano, uccisa dal padre che non voleva «diventasse come le ragazze di qui», ossia non musulmane.

Avrebbe potuto avere la stessa sorte questa sedicenne marocchina se, fuggita di casa, non si fosse rifugiata dalla sua amica del cuore la quale, fortunatamente, è riuscita a convincerla ad andare dai vigili urbani i quali, a loro volta, hanno avvertito i carabinieri che hanno fatto scattare la denuncia. L’accusa nei confronti dei due adulti è di aver abusato dei mezzi di coercizione e disciplina. La minorenne ha trovato una sistemazione temporanea altrove, e nel frattempo – il fatto risale ad alcune settimane fa – un’equipe di psicologi e assistenti sociali segue la famiglia per tentare di riavvicinare le rispettive posizioni.