Mare Nostrum compie un anno: cosa resta? Tante vite perse e tanti soldi sprecati

Chiusa? Superata? Ridimensionata? A un anno da quando è partita e alla vigilia dell’avvio dell’operazione europea Triton, non si sa bene che fine farà Mare Nostrum. Agli annunci sulla chiusura del ministro Angelino Alfano, infatti, sono seguite una serie di precisazioni italiane ed europee sul fatto che Triton non è alternativa all’impegno nazionale lungo le coste. E così sono scattate le rettifiche. Qualche giorno fa il premier Mattero Renzi ha parlato di un accordo chiuso «per superare Mare Nostrum con il coinvolgimento non solo dei militari». Frase sibillina, poi non meglio precisata. Lo stesso Alfano, dopo aver ribadito che «d’accordo col premier Renzi, in uno dei prossimi Consigli dei Ministri delibereremo la chiusura di Mare Nostrum», ha dovuto fare una poderosa retromarcia a causa delle parole di Gil Arias Fernandez, il direttore esecutivo di Frontex, l’agenzia europea per il controllo delle frontiere da cui dipende Triton, che ha chiarito come «l’Agenzia e l’Ue non possono sostituire gli Stati membri nella responsabilità di controllare le loro frontiere: da noi ci sarà un supporto». L’Italia non è spogliata «dei propri doveri rispetto alla propria frontiera», ha quindi aggiustato il tiro Alfano, parlando di un ridimensionamento di Mare Nostrum sia in termini di uomini sia in termini di raggio d’azione. Anche questa soluzione, però, resta a livello di annuncio, senza che vi sia ancora alcun provvedimento firmato da parte di Palazzo Chigi, su cui peraltro si moltiplicano le pressioni di tutte le agenzie umanitarie internazionali.
L’unica cosa certa che resta sul campo, dunque, è il fallimento di questa operazione, che è costata all’Italia oltre 110 milioni di euro (oltre 9 milioni al mese), durante la quale nel Mediterraneo sono comunque morte oltre 3mila persone e che, secondo diversi osservatori, ha rappresentato una sorta di incentivo per gli arrivi clandestini, incoraggiati dal fatto che i barconi sarebbero stati certamente soccorsi. Una lettura confermata dal numero record degli sbarchi, che ancora a maggio risultavano aumentati dell’824% rispetto all’anno scorso, e dei migranti soccorsi, stimati in 150mila.