Stato-mafia, pronte le domande dei pm a Napolitano

È tutto pronto per la testimonianza di Giorgio Napolitano nel processo sulla trattativa Stato-mafia, che vedrà la corte d’assise di Palermo in trasferta al Quirinale.

Le domande sulla lettera di Loris D’Ambrosio

La prima parte della deposizione del capo dello Stato ruoterà attorno alle preoccupazioni che il suo ex consigliere giuridico, Loris D’Ambrosio, gli espresse in una lettera del giugno del 2012, un mese circa prima di morire. Nel documento, reso pubblico dallo stesso Quirinale, D’Ambrosio avanzava il timore di «essere stato considerato solo un ingenuo e inutile scriba di cose utili a fungere da scudo per indicibili accordi» tra il 1989 e il 1993, anni in cui era all’Alto commissariato per la lotta alla mafia e poi al ministero della Giustizia. Sui timori di D’Ambrosio, però, il capo dello Stato ha già fatto sapere alla corte, tramite una lettera, di non avere nulla di utile da riferire.

L’avvocato di Riina al controesame

Dopo sarà probabilmente il pm Nino Di Matteo a cercare di approfondire i fatti accaduti nel 1993, partendo dall’allarme attentati a Napolitano e a Giovanni Spadolini lanciato dal Sismi il 29 luglio di quell’anno. Dopo i pm sarà la volta dei controesami dei legali. In particolare l’avvocato di Totò Riina, Luca Cianferoni, ha chiesto e ottenuto di potere interrogare Napolitano su un tema più ampio e relativo «a quanto accadde nel 1993 e nel 1994». Ma non è scontato che possa fare nello stesso giorno esame e controesame: il suo turno nell’interrogatorio, salvo accordo delle parti, slitterebbe tra alcuni mesi.

Ma il presidente può decidere di non rispondere

L’esame di Napolitano, comunque, è subordinato alla sua disponibilità e il presidente potrebbe revocarla in qualunque momento. Inoltre, è impossibile dire quanto durerà la deposizione che, però, non dovrebbe essere breve. Le domande dei pm saranno diverse ed eventuali opposizioni dell’avvocatura dello Stato e dello stesso presidente della Repubblica potrebbero allungare i tempi. L’ultima parola sull’ammissibilità dei quesiti spetta al presidente della corte.