Lo storico Giuseppe Parlato: «Il Partito della Nazione? Un trucco per fare asso pigliatutto»

«In democrazia è una incongruenza, un ossimoro, se deve raccogliere tutta la nazione allora non è più un partito politico». Per lo storico Giuseppe Parlato, autore tra l’altro di diversi libri sul fascismo e sulla destra, quando il premier Matteo Renzi dice di voler fare del Pd il «partito della nazione» dice una cosa «contro le leggi della democrazia». «Un partito che si dilata a tutti gli interessi nazionali – spiega – è un partito totalitario».

Secondo lei, Renzi ne è consapevole?

Non lo so, dovrei stare nella testa di Renzi. Diciamo che a me sembra più uno spot che una affermazione di tipo scientifico e politologico.

Partito della nazione si può usare come sinonimo di partito a vocazione maggioritaria?

E perché, gli altri partiti sono a vocazione minoritaria? Il partito della nazione è un partito che si dilata e occupa tutti gli spazi della politica divisi. Questo in italiano si chiama fascio, un fascio di forze diverse che si uniscono per un fine nazionale. Ma non si tratta di modelli democratici. In un sistema democratico ogni partito esprime una sua opzione. Se ce n’è uno fatto da persone così brave da rappresentare in maniera maggioritaria gli interessi nazionali, allora quello è un partito maggioritario.

Dunque, come si può interpretare l’espressione usata dal premier?

Con il fatto che l’ideologia è andata a farsi benedire, non ci sono più differenze, è un po’ una melassa dove tutti dicono la stessa cosa. Se non c’è più alcuna differenza di carattere ideologico, allora con il 40% io posso rappresentare l’interesse dell’intera nazione. In quest’ottica è comprensibile che la usi. Anche la questione del premio di maggioranza alla lista invece che alla coalizione la dice lunga. Lui vuole fare l’asso pigliatutto, ambisce a fare l’en plein. Ma in democrazia nessuno dovrebbe aspirare a esaurire il concetto di nazione. Il partito è parte, divisione, ognuno rappresenta degli interessi: il sistema democratico è proprio questo. Poi, il partito della nazione spunta fuori nel momento in cui c’è un pensiero unico e omologato.

Il pensiero unico non è la cifra del renzismo?

Ammesso che esista un pensiero renziano… Non so, qualche dubbio lo avrei, come per tanti altri. Lei parla di renzismo, ma io non so cosa voglia dire. Renzismo vuol dire che Renzi ha impostato un sistema che ha avuto una sua estensione nel territorio e nel tempo tale da essere identificabile e qualificata in questo modo. Io non credo che si possa parlare di sistema renzista. Se lui avesse scritto un libro, un Mein Kampf, tanto per scegliere un modello del passato, in cui dice “io sono così” e “voglio fare questo”, allora le direi, sì, abbiamo un modello. Ma qui abbiamo solo il modello di una persona che unisce scaltrezza, scoutismo, sinistra e ammiccamento a destra. Se tutto questo è un sistema ideologico, culturale o politico è presto per dirlo. Per me non lo è. Per me c’è solo un signore che governa da un anno e che prende barcate di voti, ma questo non fa sistema.