Le tre lezioni per il centrodestra che arrivano dal voto di Reggio Calabria

Sono almeno tre i segnali lanciati dalle elezioni di Reggio Calabria, trionfalmente vinte da Giuseppe Falcomatà, 31 anni, pd e figlio d’arte (anche il padre, Italo, fu sindaco della città dello Stretto). Una vittoria sicuramente resa più agevole dalle lotte intestine alla coalizione moderata e dalla imbarazzante eredità rappresentata da un consiglio comunale a maggioranza di centrodestra sciolto per infiltrazioni mafiose.

1° – L’onda lunga renziana c’è

Il primo segnale ci dice che l’onda lunga renziana c’è e non si annuncia passeggera. È un messaggio che deve comprendere soprattutto la minoranza interna del Pd che accusa il premier di voler snaturar il partito portandolo a “destra”. Il successo conseguito a Reggio è invece un altro tassello che Renzi può aggiungere alla sua strategia politica. Questo, però, deve comprenderlo anche il centrodestra perché è vero che Renzi sta sfidando i vari Cuperlo, Fassina e compagni ma solo perché si è posto l’obiettivo di conquistare il 51 per cento sfondando elettoralmente i moderati. È già bravo di suo. Davvero non occorre che ci pensi anche il centrodestra a dargli una mano.

2° – A livello locale il M5S si sta squagliando

Il secondo segnale fotografa un M5S incapace di radicarsi sul territorio. Il movimento grillino non ha raggiunto neppure il due per cento. E, si badi, in un contesto nient’affatto proibitivo se si pensa che la città ha subito uno scioglimento per condizionamenti malavitosi e che la crisi economica morde al Sud molto più che al Nord. Evidentemente, le scelte effettuate a livello locale non si sono rivelate particolare felici a conferma che una cosa è parlare, altro è agire. Se ne stanno accorgendo anche i cittadini di Parma, una delle città italiane a guida (eretica) grillina dove il sindaco Pizzarotti è finito al centro di polemiche per via di un non letto fax prefettizio di allerta contro un’alluvione.

3°- Il centrodestra è in coma elettorale

Il terzo conferma lo stato comatoso del centrodestra. Nel dettaglio, la performance elettorale di partiti dell’ex-Pdl è allarmante: Forza Italia è ferma all’8,41 per cento, il Ncd di Alfano ha raggranellato un misero al 3,23. Fratelli d’Italia è addirittura sotto l’uno. Fa eccezione “Reggio Futura”, lista civica ispirata dall’ex-governatore Beppe Scopelliti, che con il suo 9,46 per cento risulta la seconda in assoluto dietro il Pd. Certo, Reggio non è l’Italia, ma il suo risultato non può essere banalizzato alla stregua di una sagra paesana. Probabilmente è illusorio sperare che i dirigenti del centrodestra nazionale riescano a trarre immediato giovamento da questa batosta. Però un colpo, almeno uno, devono batterlo.