L’Europa non sarà. Anche Renzi lo sa

Finalmente l’ha detto. Non sappiamo se Renzi se ne sia accorto davvero, ma l’ha detto. Ha detto che questa Europa non è una comunità. Vestendo i panni dello statista e mutuando con la solita aria saccente il motto di Schuman sull’identità e sulle radici cristiane del nostro continente il premier ha appunto spiegato alla Camera che «l’Europa o sarà una comunità o non sarà». Poiché una comunità è tale se mette insieme onori ed oneri, mentre questa sovrastruttura che pretende di dettarci i compiti non vuol mettere insieme alcunché, l’affermazione di Renzi sta a significare che anche lui, buon ultimo, si è reso conto che non c’è proprio nulla da fare. Che questa costruzione senza basi e senza fondamenta non può esistere. Né ora né mai. Che non ha futuro. La comunità di destini vagheggiata da quei tre o quattro sognatori molto easy e anche, diciamolo, un po’ tromboni a metà degli anni quaranta, mentre questi futuri fratelli si scannavano, è servita certo alla loro notorietà e a dare il nome ai palazzi del potere di Bruxelles e Strasburgo, ma a null’altro. Se si eccettua la volontà di sperperare risorse e riciclare personale politico scadente e improduttivo. Quella dell’Unione politica e di destini non è altro che un miraggio. E per fortuna ormai sono in tanti che non sopportano di passare per gonzi. Che non intendono pagare né far pagare ai propri figli il conto salato di questa follia. Che se ne stia accorgendo anche il giovanotto che ha espugnato Palazzo Chigi e terremotato la sinistra italiana non è male. Anzi.