Le motivazioni del processo Ruby lo confermano: la privacy del Cav messa in piazza indebitamente

Ruby ha avuto un «personale, concreto interesse di natura economica» dal settembre del 2010 in avanti nel «ritrattare le precedenti dichiarazioni ai pm sugli aspetti più pregiudizievoli per Berlusconi» nella «convinzione di poter trarre vantaggio patrimoniale da una sua testimonianza compiacente nei confronti dell’allora presidente del Consiglio». Lo scrive la Corte d’Appello di Milano nelle motivazioni della sentenza con cui ha assolto Silvio Berlusconi dalle accuse di concussione e prostituzione minorile. «La conoscenza della minore età» della giovane marocchina da parte dell’ex premier è «circostanza non assistita da adeguato supporto probatorio», si legge ancora nelle motivazioni della sentenza emessa nel luglio scorso.  Tra l’altro, secondo la Corte d’Appello, la giovane «non aveva alcun interesse a confessare la sua minore età». Il Tribunale di Milano che in primo grado aveva condannato Berlusconi a 7 anni di carcere anche per il reato di prostituzione minorile (oltre alla concussione)  «perviene alla dimostrazione del dolo dell’imputato attraverso una doppia presunzione: che Emilio Fede fosse consapevole della minore età di Ruby nel momento in cui la rivide ad Arcore», dopo il primo incontro al concorso di bellezza in Sicilia, e «che Fede ne abbia informato Berlusconi». In entrambi i casi «non può comunque trarsi la prova certa di analoga consapevolezza in Berlusconi». Tra l’altro, secondo i giudici, la consapevolezza da parte dell’ex premier che Ruby fosse minorenne «quand’anche fosse ritenuta pienamente dimostrata» non sarebbe «sufficiente a dare prova certa del dolo dell’imputato». Nell’assolvere Berlusconi anche dal reato di concussione per costrizione contestato in relazione all’ormai nota telefonata in Questura a Milano per ottenere l’affidamento di Ruby a Nicole Minetti «non risulta provato» che i funzionari di polizia «siano stati costretti all’accelerazione delle procedure». Infatti, per la corte d’appello di Milano «deve escludersi che la costrizione mediante minaccia fosse l’unico strumento per riuscire ad ottenere l’affidamento di Karima El Marough a Nicole Minetti». Come scrive su Twitter Giovanni Toti, eurodeputato e consigliere politico di Forza Italia, «sul caso Ruby le motivazioni confermano indebita e ingiusta violazione della privacy di un cittadino italiano: Silvio Berlusconi».