La Cgil dichiara guerra. Renzi promette (anche) agli industriali. E Bankitalia avverte…

Ormai Renzi è diventato il “nemico di classe”. Fiom e Cgil contestano duramente il premier proprio nel giorno in cui Matteo si reca da Confindustria a snocciolare il solito rosario delle promesse. Alla Camusso che sottolinea il carattere spiccatamente politico della manifestazione del 25 ottobre («è la prima iniziativa di contrasto vero a questo governo»),  Renzi risponde elogiando  il mondo imprenditoriale:  «Il mondo è cambiato. Lo posso dire qui perché a Confindustria c’è molta più sensibilità rispetto ad altre parti». Se ci sono fatti che parlano da soli, quello avvenuto all’esterno della fabbrica Persico di Nembro (dove si è svolta  l’assemblea di Confindustria Bergamo) sicuramente lo è. Urla, slogan, lancio di farina e ortaggi e qualche petardo: così 200-300 aderenti al sindacato rosso hanno accolto l’arrivo del premier.  Poco prima, il segretario della Cgil aveva ribadito: «Il 25 ottobre non c’è solo l’art.18 e le altre modifiche allo Statuto , ma l’idea che bisogna partire  dalla creazione di lavoro».

Renzi raccoglie la sfida e rilancia: «Io vi chiedo di lasciare da parte le divisioni culturali ed ideologiche e  di dare una mano non a noi ma agli italiani». E assicura anche  che «alla fine della legislatura ci arriveremo col Paese trasformato». Subito dopo il premier si lancia nel suo sport prefererito, quello degli annunci enfatici: «Tutti parlano dell’articolo 18. Invece 18 sono i miliardi che taglieremo come tasse tra la legge di Stabilità per il 2014 e quella per il 2015». «Di questi 18 miliardi – spiega – dieci andranno a finanziare in modo stabile il bonus degli 80 euro, mezzo miliardo in detrazioni fiscali per le famiglie, e il resto andrà in due misure: incentivi che permetteranno per un triennio di non pagare contributi per chi fa assunzioni a tempo indeterminato».  E il resto per la riduzione dell’Irap «che è una tassa che manda fuori di testa per la sua componente lavoro».

Promesse, promesse e ancora promesse. Nelle stesse ore arriva una poco traquillizzante nota di Bankitalia: «L’ammissibilità della deviazione dal sentiero di avvicinamento al pareggio di bilancio strutturale non è  scontata e rifletterà l’interpretazione delle regole da parte delle istituzioni coinvolte: Parlamento, Commissione europea, Consiglio Ue». Detto in altri termini c’è il rischio Bruxelles rispedisca al mittente la legge di Stabilità dell’Italia. Nonostante gli annunci, il sentiero di Renzi rimane molto stretto.