Kobane sotto assedio. Ankara chiede la no fly zone e avverte: «Non agiremo da soli»

Si combatte casa per casa alla periferia di Kobane, la cittadina siriana a maggioranza curda a ridosso della frontiera con la Turchia. Da settimane è assediata dai jihadisti dello Stato islamico, mentre le forze del regime di Damasco proseguono i raid aerei su zone controllate dagli insorti in varie regioni del Paese, continuando a seminare morte anche fra i civili. Da Ankara il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha ribadito che l’Alleanza atlantica non ha discusso l’eventualità di stabilire una zona di non sorvolo aereo a nord della Siria. Questa era stata la richiesta turca, che condiziona ogni suo intervento diretto alla creazione di una no-fly zone.

«Non è realistico aspettarsi dalla Turchia che conduca da sola un’operazione terrestre contro l’Isis in Siria», ha chiarito il ministro degli Esteri, Mevlut Cavusoglu. Ma l’ipotesi di una zona di non sorvolo è stata respinta sia da Damasco che dal suo alleato russo. Da Mosca hanno affermato che ogni decisione in tal senso deve essere prima approvata dal Consiglio di sicurezza dell’Onu. Intanto, i raid aerei della coalizione internazionale anti-Isis, guidata dagli Stati Uniti, hanno colpito alcune postazioni jihadiste a ridosso di Kobane. I leader militari curdi ribadiscono che i soli bombardamenti aerei non sono sufficienti a fermare l’avanzata dell’Isis, che dal 16 settembre cinge d’assedio quella che un tempo era la terza località a maggioranza curda della Siria.

Secondo l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), i jihadisti sono penetrati in città e ora controllano «più di un terzo» di Kobane. Fonti militari curde parlano di circa il 15-20% di territorio ceduto all’Isis da parte delle milizie curde, che resistono ma chiedono a gran voce l’invio dal lato turco di rinforzi di uomini e di armi. In particolare, invocano l’invio di razzi anti-carro per fermare l’avanzata dei blindati dello Stato islamico, razziati durante le cavalcate estive nel nord dell’Iraq e nel nord-est siriano. Da quando l’Isis ha conquistato una settantina di villaggi attorno a Kobane, i profughi della regione sono in tutto 300mila. Di questi, circa 200mila sono fuggiti in Turchia e gli altri nelle vicine e martoriate aree siriane. Secondo l’Ondus, le vittime – per lo più miliziani – cadute in battaglia sono circa 500.