Jobs Act, tensione nel Pd. Fassina: «Se voto di fiducia, conseguenze politiche». I renziani: «Cerca visibilità»

Sale la tensione dentro il Pd in vista dell’imminente passaggio parlamentare del Jobs Act. Renzi vuole incassare il sì del Senato, in modo da sfoggiare questa vittoria al vertice europeo di mercoledì 8 ottobre a Milano. A tale scopo è disposto  a mettere la fiducia sul provvedimento. Tale ipotesi sta già mandano su tutte le furie la sinistra di Largo del Nazareno. Spara a palle incatenate Pippo Civati: «Sarebbe qualcosa  a metà tra la provocazione spicciola e un esautoramento del Parlamento, nonché un segnale di debolezza, oltre che sul piano politico un segnale di profonda  rottura». Il messaggio più minaccioso arriva da Stefano Fassina, che sibila questo avvertimento a Renzi: «Se la delega resta in bianco è invotabile e con la fiducia conseguenze politiche».

La reazione di renziani non si fa attendere. Isabella De Monte, vicepresidente della delegazione Pd al Parlamento europeo, rintuzza subito l’attacco del suo compagno di partito: «Stefano Fassina ci ha abituato alle sue “sparate” , i suoi aut aut sembrano fatti solo per incassare un po’ di visibilità». «La riforma del lavoro è un tema prioritario – aggiunge l’esponente dem – il governo Renzi incontrerà le parti sociali ma il Senato deve approvare nel più breve tempo possibile il testo della legge delega, raccogliendo anche le indicazioni che sono arrivate dalla direzione del partito».  Partecipa alla controffensiva anche il deputato Federico Gelli: «Le minacce di Fassina non spaventano nessuno. Vuole ostacolare l’impegno al cambiamento preso da Matteo Renzi e dal governo con i cittadini italiani? Allora mi pare inevitabile che voglia assumersene le responsabilità». In soccorso di Renzi arrivano anche gli alleati di Ncd. «Rispetto la posizione di Stefano Fassina e dei sindacati», dice Nunzia De Girolamo, che fa questa promessa al premier: «Se il governo deciderà, nell’ambito della sua discrezionale autonomia, di porre la fiducia sul jobs act, noi del Nuovo Centrodestra daremo il nostro sostegno. Non è più tempo di trattative all’infinito, né di compromessi al ribasso». Promette appoggio il Nuovo centrodestra. Ma ci vuole ben altro per riportare la pace dentro il Pd.