Jobs Act, la fiducia passa in un clima di rissa. Le opposizioni: «È un provvedimento bluff»

Voti favorevoli 165. voti contrari 111, astenuti 2. Passa la fiducia. È la fine di una seduta-fiume ricca di colpi di scena al Senato, con urla, proteste e addirittura il lancio di un libro in testa al presidente del Senato Grasso. In attesa della discussione e del voto sulla delega al governo per il  Jobs Act, la riforma del mercato del lavoro, Palazzo Madama ha vissuto momenti di grande tensione, con le opposizioni protagoniste di plateali forme di protesta. L’ultima, in serata, quando il presidente Grasso ha messo in votazione le richieste di variazione del calendario. M5s ha occupato i banchi del governo. Contro Grasso anche un lancio di fogli e libri, tra cui il regolamento del Senato. Poi è arrivata la sospensione, fino alle 19,40, per consentire alla commissione Bilancio di esprimere il parere sull’emendamento presentato dal governo. La sospensione inevitabilmente ha allungato i tempi per il voto sulla fiducia. Nel tardo pomeriggio i grillini avevano già visto espellere il loro capogruppo. Per quello che si è potuto vedere sono venuti quasi alle mani la capogruppo di Sel Loredana De Petris e il senatore del Pd Roberto Cociancich. I colleghi e gli assistenti d’Aula sono intervenuti a separarli. Sulla vicenda, bollandola come «sceneggiata», è intervenuto anche il premier in conferenza stampa al termine del vertice europeo di Milano. 

L’altro «fronte» per Renzi è stato aperto da 27 senatori (ai 26 iniziali si è poi aggiunto Roberto Ruta) e 9 deputati, membri della Direzione Pd, che hanno firmato un documento di critica sull’emendamento. «Noi chiediamo con forza che prima della revisione delle tipologie contrattuali vengano approvate le norme sugli ammortizzatori sociali -scrivono, tra le altre cose i Pd dissidenti- E manca una definizione del contratto a tutele crescenti», sottolineano. Concludendo, la minoranza Pd ha «un giudizio non positivo sulla fiducia, che interrompe un dibattito parlamentare»: ma hanno subito puntualizzato il loro voto favorevole. Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti difende la riforma: «Noi non ci limitiamo a lamentarci del fatto che ci sono pochi contratti a tempo indeterminato e troppi precari. Noi agiamo per modificare questa situazione». Il nodo rimane infatti l’articolo 18 – questione chiave delle ultime settimane – e del dubbio se fosse incluso o meno nella fiducia, perché non esplicitamente citato nel testo dell’emendamento. Per la precisione, pur senza nominare esplicitamente l’articolo 18, nel testo su cui si pone la fiducia è scritto che all’esecutivo è affidato il compito di «razionalizzare e semplificare delle procedure, anche mediante abrogazione di norme, connessi con la costituzione e la gestione dei rapporti di lavoro». Molto ambiguo. Forza Italia ha fatto sapere che voterà contro: «Noi voteremo convintamente contro la fiducia, il Jobs Act si sta trasformando in un “Bluff act”…», assicura Giovanni Toti, consigliere politico degli azzurri. «Porre la questione di fiducia su una tematica delicata e complessa come il lavoro è inaccettabile». E Walter Tocci annuncia in aula le dimissioni da senatore in contrasto con le scelte del Pd.