India choc, una quindicenne violentata, bruciata e decapitata: il mostro è il padre

Il libro nero degli orrori che viene dall’India sconcerta ogni giorno di più. Incrudelire su donne e bambine rientra ormai in un’abominevole quotidianità. Eppure ogni nuovo atto violento sembra superare il precedente, oltre ogni limite di decenza umana. Nello Stato di Meghalaya (India settentrionale), una ragazza indiana di 15 anni di cui la famiglia aveva denunciato la scomparsauna settimana fa, è stata trovata morta, decapitata, con gravi ustioni su tutto il corpo e con evidenti segni di violenza sessuale. L’autore di questo scempio è il padre, che è stato arrestato, come riportato dal  quotidiano Ndtv. La polizia del distretto di Garo Hills ha reso noto che il cadavere della giovane era privo di vestiti e che dopo la prima denuncia famigliare depositata per la scomparsa, la madre della vittima ne ha presentata una seconda personale in cui ha accusato direttamente suo marito dello stupro e dell’omicidio. Ma l’uomo si è difeso sostenendo di aver accompagnato la figlia da un dottore a Williamnagar e poi di averla rimandata a casa con un taxi-risciò a motore. Ed è stato fra l’altro lui a denunciarne per primo la scomparsa al commissariato di polizia. Tre giorni dopo però, per ragioni che non sono state ancora chiarite, la madre dell’adolescente si è recata a sua volta personalmente dagli agenti per presentare una nuova denuncia con le gravi accuse contro il marito che hanno portato, dopo il rinvenimento del cadavere, al suo arresto. La farsa del padre stupratore è venuta a galla.

Nel Paese che vorrebbe impartirci lezioni di civiltà e di diritto nascere donne è una condanna a morte, non le salva né l’età né l’innocenza. uno stupro ogni 22 minuti. Un terribile, lungo e raccapricciante elenco che indusse lo scorso anno l’Onu a eseguire un’indagine dagli esiti choc. Lo studio, infatti, che ha coinvolto migliaia di uomini in India, Cina, Cambogia, Indonesia, Bangladesh, Papua-Nuova Guinea, Sri Lanka, firmato dalla dottoressa Emma Fulu rivelò che ovunque in questi Paesi un’alta percentuale degli uomini ascoltati (anonimamente) ha ammesso di aver stuprato la moglie, o la fidanzata. La domanda presentata era la seguente: «Avete mai forzato una donna a fare sesso con voi anche se lei aveva detto di no?». Le risposte sono state straordinariamente chiare, e la principale scusa presentata dagli intervistati per spiegare un simile comportamento è che «avere rapporti sessuali era loro diritto». Altre scuse: «Volevo punirla». Il rapporto concludeva che queste pratiche primitive sono la conseguenza di una società patriarcale in cui le donne sono ancora considerate schiave. Una cultura violenta e radicata in cui la maggior parte degli stupri avviene in famiglia. A nulla servono la serverità delle punizioni impartite dal governo e le manifestazione di protesta. L’escalation dei casi di stupri ci dice che combattere contro ua mentalità così radicata è impossibile. «Secondo il National Crime Record Bureau – sottolinea il notiziario cattolico Asia News – i casi di stupro registrati sono aumentati di quasi il 900% negli ultimi 40 anni e  la violenza contro le donne non è perpetrata solo – o soprattutto – da sconosciuti: nella maggior parte dei casi sono agenti dello Stato, mariti e familiari».