Il procuratore Bruti Liberati indagato per una “deplorevole dimenticanza”

L’aveva definita – in una lettera al Csm – una “deplorevole dimenticanza”. Ora, a distanza di tempo, il capo della Procura di Milano, Edmondo Bruti Liberati, scopre attraverso il Corriere della Sera che quella “dimenticanza” gli è costata l’iscrizione da parte dei pm di Brescia nel registro degli indagati con l’accusa di omissione di atti d’ufficio. La vicenda incriminata riguarda la tempistica dell’indagine sul caso Sea-Gamberale, vale a dire uno dei capitoli più spinosi della guerra interna alla Procura meneghina che vede da tempo l’un contro l’altro armato lo stesso Bruti Liberati ed il suo aggiunto Alfredo Robledo.

Proprio Robledo, nel giugno scorso, ha chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di turbativa d’asta per Vito Gamberale, amministratore delegato della F2i, nell’ambito dell’inchiesta della vendita del 29,75 per cento di Sea, la società che gestisce gli aeroporti milanesi, da parte del Comune meneghino alla F2i. Quando è scoppiata la guerra in Procura, Robledo ha accusato Bruti Liberati di aver tenuto a “dormire” quel fascicolo. Questi si è difeso parlando, appunto, di “deplorevole dimenticanza”. In pratica, ha ammesso di aver lasciato per tre mesi il fascicolo di quell’indagine nella sua cassaforte. Linea difensiva che per Bruti fa fede anche ora, anche se – secondo fonti bene informate – l’inchiesta svelata dal Corriere della Sera non nasce da un esposto di Robledo ai pm bresciani. Comunque sia, è chiaro che l’iscrizione di Bruti Liberati nel registro degli indagati segna il punto limite di uno scontro all’interno della Procura più esposta nel rapporto con il nodo politico. “Mani pulite” è nata lì e da lì sono partite le maggiori inchieste che a più riprese hanno riguardato l’ex-premier Silvio Berlusconi. Ora, invece, il conflitto è solo tra toghe e l’incriminazione di Bruti Liberati è solo l’apice di un’escalation senza precedenti.

Solo pochi giorni fa, il procuratore capo aveva tolto a Robledo, trattenendola per sé, la delega sulla corruzione, di fatto esautorandolo su uno dei fronti d’indagine più “caldi” dell’attività giudiziaria. Una situazione non più sostenibile. Per il nuovo Csm un vero battesimo del fuoco.