Il nuovo libro di Socci contro papa Francesco innalza i vessilli teocon. Ma è credibile?

I malati di complottismo, in genere, non fanno bene alla verità (quella che noi miseri umani possiamo permetterci), ma servono sempre una causa. Magari non dichiarata, ma la servono. Esce dunque un libro molto polemico di Antonio Socci, giornalista e scrittore, firma nota di Libero, che è un j’accuse contro papa Francesco, il “buonista” che pensa a Scalfari e dimentica i cristiani.  Ma questa non è roba nuova (altri intellettuali come Buttafuoco e Veneziani hanno già scagliato le stesse “freccette” contro il nuovo pontefice). Dunque ecco adombrare lo scoop: cosa si cela dietro l’elezione di Bergoglio? Fu davvero legittima? E perché Ratzinger si dimise in fretta e furia? Qualcuno gli fece pressioni? Sarebbe stata violata, secondo Socci, la procedura prevista dalla Costituzione apostolica Universi Dominici Gregis. Insomma, gli appassionati di questi gialli alla Dan Brown all’ombra del Cupolone non hanno che da correre in libreria per sapere la verità e nient’altro che la verità sul papa venuto “dalla fine del mondo”.  Non è Francesco (questo il titolo battistiano del libro, uscito per Mondadori) che cosa ci vuole dire con ardore teocon risuscitato in questi mesi dalle malefatte dei fanatici stragisti dell’Isis? Che Bergoglio non è “lo vero Papa”? Più o meno il senso è questo. L’anticipazione fornita da Libero, almeno, a questo fa pensare. Socci è turbato dal “lassismo” dimostrato dal papa verso costumi licenziosi e verso lo sfascio delle famiglie (non conta nulla la prosecuzione della lotta alla pedofilia cominciata da Ratzinger, cui pure il libro è dedicato?). Si scagliano già anatemi preventivi in vista del prossimo sinodo delle famiglie: non ci si azzardi, è il monito di Socci, a ribaltare il magistero ecclesiastico sul matrimonio (il che significa, più o meno, che tutti i divorziati sono attesi all’inferno). E ancora: mai, da parte del Papa, una “sferzata contro il terrorismo islamista”. Ma come: non è stato Bergoglio a dire che chi usa la religione per uccidere commette sacrilegio? Con chi ce l’aveva se non con il terrorismo islamista secondo Socci? O forse l’autore è talmente innamorato dello scontro di civiltà da sognare un papa che benedice la guerra, anziché lavorare per la pace? Ma il massimo è quando Socci dice di trovare sconcertante affermzioni tipo “se uno non pecca non è un uomo”. Frase che non piace all’autore, eppure anche al catechismo ce lo spiegavano che pure i santi sono poveri peccatori… . Perché gli uomini – insegna il teologo Socci – devono tutti imitare Cristo e sua madre Maria, umani ma non peccatori. Socci sembra tanto ansioso insomma di scagliare per primo la pietra addosso ai peccatori di ogni risma. Dall’adultera fino al Pontefice. Nessuno si salva (i toni sembrano un po’ quelli del riformatore Jan Hus…).  E il bello è che Socci intraprende questo sforzo facendosi forte di quel “libero esame” che fu un portato del protestantesimo (quindi di un’eresia, dal punto di vista cattolico apostolico romano). A Socci piacerebbe riascoltare ex cathedra discorsi come quello di Ratisbona, capaci di infiammare i legionari della fede come lui. Ma dietro le guerre non c’è mai la teologia, e neanche i Vangeli. Ci sono sempre le superpotenze. E alle guerre sante credono ormai solo i fondamentalisti. Pericolosi a qualcunque fede appartengano.