Il falso problema delle tessere

Fanno un po’ tenerezza quelli che si accapigliano perché le tessere del Pd (come in qualsiasi altro partito) sono diminuite. La questione fondamentale non è come recuperare i numeri degli anni passati, quanto piuttosto interrogarsi su una domanda essenziale: servono ancora queste benedette tessere?Perché, vedete, i riti sacri della politica col tempo sono cambiati, soprattutto a causa dell’avvento del web e dei social network che, in larga parte, hanno sovvertito i canoni tradizionali della militanza. Diciamoci la verità: oggi la tessera equivale ad un like, ad una qualsiasi pagina su Facebook, o ad un follower su Twitter, se preferite. Con buona pace dei feticisti dell’apparato, della nomenclatura che, progressivamente, hanno allontanato i partiti dalla loro funzione di corpo intermedio tra gli elettori e le istituzioni. E allora, vivaddio, superiamo questo dibattito sterile sulle tessere – tanto caro ai vecchi romantici da sezione – e apriamo una discussione sul modello partito. Parliamo del superamento del partito “pesante” fatto di organigrammi infiniti, di strutture elefantiache finanche più complicate dell’architettura dello Stato che gli stessi partiti rappresentati in Parlamento dovrebbero, poi, contribuire a semplificare ed efficientare. L’origine del default del sistema politico in Italia è sostanzialmente nel fatto che i modelli di rappresentanza sono basati sulle strutture partitiche ideologiche della prima repubblica, mentre l’Occidente, e dunque l’Italia, vive una stagione post ideologica e, addirittura, post capitalistica. La frattura è evidente. E, si badi, il nocciolo non è preferire il modello americano, il modello europeo, il partito liquido o quello strutturato. Il tema è fare in modo che le strutture partitiche attuino ed attualizzino quelle regole, che già ci sono e delle quali, però, nessuno sembra curarsene, andando nella direzione della condivisione, trasparenza, della partecipazione. Magari dotandosi di una struttura centrale forte e di una ramificazione territoriale leggera nelle gerarchie, così da consentire una apertura reale alle associazioni e ai movimenti civici fondamentali per recuperare il consenso e la credibilità perduti. Chi, tra i grandi partiti, avrà per primo la forza di andare in questa direzione potrà realmente superare le diffidenze accumulate, a ragione, dagli elettori, ed aprirsi ad un sano ed autentico cambiamento che non potrà che far bene al Paese intero.