I demografi applaudono Renzi per il bonus bebè. Ma per le madri un figlio non vale 80 euro…

Sul Messaggero il demografo Antonio Golini si complimenta con il premier per l’annuncio del bonus bebè da 80 euro. Una misura attesa da decenni, afferma, che avrà ripercussioni positive sulla crescita. Se avessimo interesse a spaccare il capello in quattro potremmo ricordare che quando simili proposte provenivano dal centrodestra la controparte reagiva accusando di “deriva fascistoide” il malcapitato proponente.

In modo molto ideologico, all’epoca, si opponeva all’idea del bonus l’ideologia femminista della maternità come scelta e non come dovere. Acqua passata. Torniamo all’oggi: se le cose fossero così semplici – lo Stato ti regala 80 euro e tu decidi di fare un figlio – il problema della denatalità sarebbe risolto. E che si tratti di un problema non c’è dubbio (elemento anch’esso negato dalla cultura progressista). Ma la questione è più complessa perché si inserisce in un clima culturale che fa percepire il figlio come un handicap se non come un’irragionevole sfida a un intero sistema concepito per individui soli che producono, consumano, fingono di essere felici delle proprie nevrosi e se ne fregano di quelli che Golini chiama “rapporti orizzontali”.

Una società così concepita non è disponibile a considerare un nuovo nato una ricchezza per tutti, semmai a giudicarlo un fatto privato di una coppia (con corollario di commenti del tipo: poteva darli ai malati gli 80 euro, o ai disoccupati, o ai pensionati ecc. ecc. ecc.). Questo è dunque il contesto, ma non finisce qui. Occorre valutare il punto di vista femminile, il più importante nel venire a capo di una scelta così impegnativa come quella di far nascere un bebè. La mamma potenziale già sa che avrà problemi sul posto di lavoro, che nessuno la aiuterà nella cosiddetta “conciliazione dei tempi”, che deve avere genitori e suoceri disposti a sciropparsi il neonato perché non troverà nidi né asili, che il padre del bambino non potrà assentarsi dal lavoro per aiutarla perché allevare il figlio è roba di femmine. Questo per dire che, alla fine, ciò che manca in Italia sono le politiche “family friendly”, quelle che da decenni diciamo di dover copiare dai paesi scandinavi senza mai farlo. Tornando a Renzi: il suo annuncio sul bonus bebè rientra nel populismo puro e semplice. Una politica per la famiglia comprende certo anche il bonus ma non solo: ci vuole un investimento culturale. Quello che la sinistra da decenni ha fatto sulle minoranze gay, dimenticando le donne, dimenticando le mamme.