Grillo contestato a Genova: per Feltri è l’inizio del declino di un leader che non ha più una “mission”

Il Movimento Cinque Stelle è diventato ormai uno sfogatoio che raccoglie rabbie e frustrazioni, tenendo ben lontana la politica intesa come progetto e volontà di cambiamento. Una sensazione che si rafforza di giorno in giorno osservando le ultime vicende di cui è protagonista il movimento fondato dall’ex comico genovese. Il “caso Orellana”, per esempio, è solo l’ultimo tassello di una strategia di demonizzazione dei dissidenti che rende impresentabile il M5S ma soprattutto lo rende poco credibile perché Luis Alberto Orellana era stato proposto proprio dai grillini come presidente del Senato, cioè come seconda carica dello Stato. Ora è diventato colui che, per avere votato a favore della variazione al Def soccorrendo il governo Renzi in minoranza, viene perseguitato dagli insulti sul web al punto che il suo profilo Fb è stato oscurato. E lo stesso Orellana mette una croce sul movimento prendendo atto che l’unica strategia di cui è capace è il disfattismo: “Grillo al Circo Massimo – dice – ha augurato all’Italia di andare a rotoli. Vuole una sorta di guerra civile in modo tale che vi sia uno schock  dal quale far uscire vittorioso il M5s”. E non va dimenticato che anche Stefano Rodotà, supportato dal M5S come candidato al Quirinale, ha alla fine preso le distanze dal Movimento. E allora: o il M5S sceglie sempre i rappresentanti sbagliati o il M5S è solo una grande illusione. L’isolamento del movimento, che per Grillo dovrebbe rappresentare purezza e lontananza dal contagio del palazzo, non può più funzionare, come hanno dimostrato le contestazioni subìte proprio a Genova, la sua città, dal leader della comunità pentastellata. Una contestazione da non sottovalutare perché fino ad oggi il M5S era sembrato il contenitore più adatto per ogni forma di risentimento, il luogo ideale dove praticare lo strillonaggio del tutti contro tutti e invece ora questo atteggiamento si ritorce anche contro chi vorrebbe cavalcarlo, contro chi era nato allo scopo di cavalcarlo.  “Parliamoci chiaro – commenta Vittoria Feltri sul Giornale – Beppe ha fatto una figuraccia che diventerà l’emblema di un fallimento, quello di un capoccia politico che, avendo cavalcato l’antipolitica con un certo successo, si era persuaso di essere invincibile e invece è stato demolito da uno sconosciuto che ha usato le stesse armi tipiche dell’ex condottiero pentastellato”. Forse è davvero l’inizio del vero declino del M5S e del suo leader.