Per il numero 1 della Apple essere gay è un dono di Dio, dichiararsi una moda

«Considero essere omosessuale uno dei doni più grandi che Dio potesse farmi», ha dichiarato in un articolo sul Businessweek Tim Cook, il successore al trono di Steve Jobs nell’impero Apple. E il morso alla mela, stavolta, ammicca solo ad Adamo. Fare coming out? È diventata una moda come comprare l’Ipad. E non è un caso infatti se uno dei nuovi guru della tendenza omosex sia proprio il capo della mitica azienda informatica statunitense che, al lavoro su sistemi operativi e dispositivi multimediali, ha aggiunto la missione sdoganamento: come se ce ne fosse ancora bisogno. Abbiamo chiesto un commento a riguardo al senatore Ncd, Carlo Giovanardi, da sempre in prima linea in difesa della famiglia tradizionale e dei valori cattolici.

Senatore, come valuta le dichiarazioni del capo della Apple sul suo orientamento sessuale?

«Avrebbe fatto decisamente più notizia se avesse dichiarato di essere eterosessuale, felicemente sposato, con moglie e figli…».

Allude al conformismo dell’anticonformismo?

«Voglio dire che nel momento in cui, ormai da molti anni, ai vertici del mondo della moda, delle imprese, della politica, figurano persone che, apertamente, qualche volta ostentatamente, dichiarano il loro orgoglio gay, non stupisce più nessuno l’ultimo che annuncia di andare ad aggiungersi alla lista».

Quando parla della politica a chi si riferisce?

«In Italia, per esempio, a Crocetta – il governatore della Sicilia – e a Vendola – il presidente della Puglia – due delle più grandi regioni meridionali. Sinceramente non si capisce quale scandalo possa rappresentare l’ennesimo manager americano che rivela la propria omosessualità».

Un tempo, però, in America le carriere politiche venivano stroncate sul nascere o seriamente pregiudicate per molto meno…

«Mi è capitato più volte di ricordare come nella nostra storia repubblicana, invece, ci siano stati presidenti del Consiglio, ministri, di cui tutti conoscevano bene gli orientamenti sessuali, ma che hanno assolto al loro ruolo politico per la loro bravura, non certo per le loro scelte personali».

Vuole dire che oggi, a differenza di ieri, dichiararsi omosessuale rappresenta un valore aggiunto? 

«Sicuramente una moda facile che corrisponde a lobby potentissime: basti pensare al povero Guido Barilla – peraltro favorevole al matrimonio gay, cosa su cui io invece dissento totalmente – crocifisso vivo per aver difeso la scelta aziendale di un filone pubblicitario incentrato sulla famiglia tradizionale. Cosa che ha fatto scatenare contro di lui una macchina del boicottaggio arrivata fino negli Stati Uniti, costringendolo alla fine a fare autocritica».

E torniamo sempre al conformismo azionato al contrario…

«E, aggiungerei, costruito sulla menzogna. Basti pensare che, rispondendomi in parlamento a un’interrogazione sull’ennesimo caso di omofobia denunciato a Roma, di un povero ragazzo suicidatosi un anno fa, il viceministro Bubbico mi ha chiarito che dalle indagini non sarebbe emerso nessun atto di avversione sessuale nei suoi confronti. Il che mi ha indotto a ricercare i dati sul tema dall’organismo che presso la Presidenza del Consiglio monitorizza tutte le segnalazioni che vengono fatte in Italia di atti o gesti di omofobia: il che significa che stiamo parlando di una gamma di violenze che vanno dall’insulto, alla percossa, fino ai casi di omicidio e di istigazione al suicidio. Lo sa che in tutto il Paese i casi segnalati negli ultimi dodici mesi dalle associazione gay, lgbt, dalla polizia e dai carabinieri, sono stati 33? A fronte di questi elementi raccolti, poi, dobbiamo considerare che un altro organismo del ministero degli Interni, che si occupa di fenomeni di violenza sulle donne, mi ha mandato i dati dell’ultimo anno a riguardo: 140 sono state le donne vittime di femminicidio, uccise da mariti, amanti, ecc; 4000 le donne che hanno subito uno stupro; 12000 i casi di percosse e aggressione; 12000 quelle cha hanno subito uno stalking pesante. Per un totale di 33000 casi. Ha capito? 33 contro 33000. Ma di cosa stiamo parlando?».