Faccia a faccia Renzi-Napolitano: l’agenda politica al vaglio del Colle

All’ora di pranzo il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha lasciato la riunione incandescente con i rappresentanti sindacali sulla vertenza Ast per recarsi al Quirinale per un incontro con Giorgio Napolitano. È stato uno scambio di pareri sui principali temi dell’agenda di governo e l’occasione per fare il punto sulle prossime scadenze parlamentari irte di ostacoli.  «Il colloquio è servito ad un giro di orizzonte sui temi dell’agenda del governo e dell’attività politico-parlamentare – ha riferito l’ufficio stampa del Colle – tra questi ultimi, la legge elettorale e il completamento della composizione di Corte Costituzionale e Csm».

Il nodo della riforma elettorale

Due nodi difficili da dipanare: sulla riforma del sistema elettorale, che il premier pensava di portare a casa a temi di record grazie al Patto del Nazareno che doveva garantirgli la non belligeranza di Berlusconi sull’Italicum, pesano i continui veti incrociai, a partire dalla questione controversa del premio di maggioranza. Quella che doveva essere una riforma condivisa per scrivere le nuove regole della rappresentanza politica e archiviare il Porcellum si è trasformata in una partita a scacchi tra il premier e il Cavaliere. Nei desiderata di Renzi, che ha fretta di chiudere, la riforma deve contenere il premio alla lista e non alla coalizione ma su questo punto Berlusconi, alle prese con le divisioni interne a Forza Italia, non ha alcuna fretta di procedere mentre si profila un asse Pd-Grillo per recuperare il Mattarellum.

La partita infinita su Consulta e Csm 

Non meno complicata la partita sull’elezione dei due componenti mancanti per la Consulta, che si sarebbe dovuta concludere oggi e che invece è stata rinviata a data da destinarsi. Uno slittamento che preoccupa Napolitano che ha più volte stigmatizzato la pessima prova del Parlamento che non ha precedenti nella storia. Dopo venti votazioni e una settimana di pausa le Camere sono ancora arenate in mancanza di un accordo sui nomi. Il nodo della trattativa resta politico. Solo una settimana fa Matteo Renzi a Repubblica aveva fatto sapere di voler cambiare strategia, scaricando la candidatura di Violante proponendo ai Cinquestelle un “baratto”: il sostegno per l’elezione del loro candidato Alessio Zaccaria al Csm, in cambio di un patto sui due nomi per la Consulta. Ma l’appello è caduto nel vuoto. Nel faccia a faccia tra Renzi e il presidente della Repubblica c’è stato un primo scambio di opinioni sulla nomina del prossimo ministro degli Esteri dopo la nomina a commissario Ue di Federica Mogherini che oggi si è dimessa anche da parlamentare tra gli applausi dell’Aula.