Ebola, a Vicenza rientreranno dalla Liberia 87 soldati Usa

Alla base Usa di Vicenza arrivano domani altri quaranta soldati americani provenienti tutti dalla Liberia, il Paese maggiormente colpito dall’Ebola. E in settimana se ne aggiungeranno altri quarantasette.  Nella base si trovano già in isolamento il generale Darryl Williams, comandante della base Usa in Africa, e altri dieci ufficiali del suo comando.

Gli undici arrivati sono “confinati” negli alloggi

I soldati già rientrati nella base di Vicenza sono confinati negli alloggi, in un’ala separata dal resto della caserma e non possono avere contatti con nessuno, tantomeno con i familiari. Ogni dodici ore sono sottoposti ad un controllo medico che consiste, in questa fase, nella misurazione della temperatura. La procedura, spiegano alla base, è quella contemplata dal memorandum del Pentagono valido per i militari e i civili che lavorano per l’Esercito Usa al rientro da aree a rischio. Si fa notare che si tratta al momento di una prassi assolutamente precauzionale, visto che i soldati in Liberia non avrebbero avuto alcun contatto con la popolazione civile e che il virus si trasmette solo con il diretto contatto dei fluidi dei malati.

Polemiche infuocate sulla quarantena a Vicenza

Ma si alza la polemica sull’opportunità che la quarantena precauzionale avvenga in Italia anziché negli Usa. A chi ha sollevato il problema, in primis il governatore Luca Zaia, ha risposto il generale Derryl Williams, che in videoconferenza per i cronisti accolti nella base “Setaf” alla caserma Ederle ha spiegato: «La scelta di farci rientrare a Vicenza è stata dei vertici militari americani, noi abbiamo obbedito a degli ordini». E poi ha precisato: «I militari e lo staff Usa di Vicenza non sono mai entrati in contatto con persone che avessero sintomi dell’Ebola».

Il generale Williams: «Il rischio è pari a zero»

Williams ha ricordato che «le precauzioni che sono state prese al nostro rientro sono state decise per rassicurare i nostri connazionali, il personale della base, i vicentini e l’intera Italia: questo è un controllo supplementare». L’interesse comune, ha insistito il generale, è bloccare il virus e non contribuire ad una pandemia, per cui vengono fatti tutti i controlli del caso, compresa la prevenzione in loco: «Lavaggio piedi e mani più volte al giorno con acqua e candeggina, e poi – ha aggiunto Williams – da due a sei test della temperatura per ciascuno ogni giorno. Per questo il rischio è pari a zero».