Ebola, l’Onu ha solo 100mila dollari per combattere l’epidemia. E il vaccino è lontano…

La notizia ha dell’incredibile. Mentre tutto il mondo trema per la diffusione dell’Ebola, si scopre che il fondo delle Nazioni Unite ha appena centomila dollari in contanti (circa 78mila euro) per combattere l’epidemia. Una somma ben lontana, ha spiegato il New York Times, dal miliardo di dollari che secondo l’Onu è necessario per far fronte all’epidemia. Il fondo ha ricevuto impegni per circa venti milioni di dollari da vari governi, ma finora sono arrivati solo centomila dollari da un solo Paese, la Colombia. I donatori, ha spiegato comunque il giornale, hanno dato soldi e contributi non finanziari a programmi specifici delle Nazioni Unite, per un totale di circa 376 milioni di dollari. In  questo contesto assolutamente poco rassicurante, si aggiunge un ulteriore elemento di preoccupazione: nella migliore delle ipotesi il vaccino per Ebola non arriverà in tempo per essere usato su larga scala durante l’epidemia in corso. «Occorre acquisire l’abilità di produrlo su larga scala e saremo in grado di farlo solo nel 2016», ha affermato in un’intervista alla Bbc Ripley Ballou, capo della divisione vaccini dell’azienda Gsk, che sta sviluppando quello più avanzato. Al momento sono in corso test di fase 1 del vaccino su volontari sani in Usa, Gran Bretagna e alcuni paesi africani, e se non ci saranno effetti collaterali gravi si procederà all’inizio del 2015 con quelli di efficacia. «Poi ci vorrà un po’ di tempo per elaborare i dati e capire qual è la dose efficace e quanto dura l’effetto protettivo – ha spiegato Ballou – e allo stesso tempo bisognerà acquisire l’abilità di produrlo su larga scala. Saremo in grado di farlo solo nel 2016, quando sarà troppo tardi per intervenire su questa epidemia. Il lavoro però aiuterà ad evitare le prossime». Intanto la sanità americana è finita sott’accusa. La gestione dell’epidemia di Ebola da parte delle autorità federali è stata definita “un disastro” dai media statunitensi: l’ultima imbarazzante situazione riguarda Amber Vinson, la seconda infermiera che ha contratto il virus al Texas Health Presbyterian Hospital di Dallas. Visti i flop di Tomhas Frieden, il capo del Cdc, i repubblicani chiedono a gran voce un “supercommissario” per l’emergenza Ebola. E molti sollecitano anche di bandire i voli dall’Africa. Ma la Casa Bianca frena. Fatto sta che le falle mostrate dal sistema sanitario americano rappresentano una nuova tegola sull’amministrazione Obama. L’Europa, dal canto suo, è pronta a rafforzare i controlli in uscita nei Paesi flagellati da Ebola e lavora a un coordinamento nella raccolta dati e nella tracciabilità dei viaggiatori provenienti dall’Africa occidentale, con verifica anche sul rilascio dei visti. Non solo. Una nave-ospedale della marina militare britannica (la Royal Navy), con tre elicotteri e 350 persone a bordo, salperà dal Regno Unito diretta a Sierra Leone. La Rfa Argus raggiungerà Freetown, la capitale della Sierra Leone, tra circa due settimane. Tra le persone a bordo ci sono 80 medici e infermieri, oltre a 80 Royal Marines.