Ebola, l’allarme degli esperti: «La peggiore crisi dai tempi dell’Aids». Usa e Gb intensificano i controlli

È una chiamata alla mobilitazione planetaria contro Ebola quella che arriva dalla Banca mondiale. Thomas Frieden, capo del centro di controllo sulla malattia di Atlanta, ha paragonato l’epidemia a una «guerra», spiegando che «sarà lunga». «Nei trent’anni che lavoro nel settore della sanità pubblica, l’unica cosa paragonabile è stato l’Aids», ha chiarito Frieden. È stato poi il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-Moon a spiegare che «i casi di contagio stanno crescendo in maniera esponenziale» e che «le cose andranno peggio prima di migliorare». «Ma quanto peggio dipende da noi, dalla comunità internazionale», ha aggiunto Ban, chiarendo poi di essere convinto che «possiamo battere questa malattia». Serve, però, uno sforzo superiore. «Serve un’assistenza di venti volte superiore a quella attuale», ha avvertito il segretario generale dell’Onu, spiegando che «una risposta efficace e urgente» è anche «il miglior antidoto alla paura».

Ma ora la malattia inizia a destare anche un altro genere di preoccupazione: quello relativo all’impatto sulla crisi. Secondo il presidente della Banca mondiale, Jim Yong Kim, entro il 2015 il danno economico potrebbe arrivare a 32,6 miliardi di dollari. Una situazione «potenzialmente catastrofica», ha detto Kim, rilanciando l’appello di Ban Ki-Moon per un intervento globale e una maggiore presenza di operatori nei Paesi colpiti. Appello cui ha risposto il direttore generale del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde: «Siamo pronti – ha detto – a fare di più». Un messaggio rassicurante, comunque, dalla tavola rotonda della Banca mondiale è arrivato e a lanciarlo è stata la missione Onu per l’emergenza del virus, l’Unmeer, ricordando che «Ebola non è una condanna a morte: cure precoci significano una migliore possibilità di sopravvivenza».

Si punta sui controlli, tanto negli Stati Uniti, dove dopo il caso del paziente zero sono state intensificate le verifiche negli aeroporti, tanto in Europa, dove si pensa a forme di controllo a monte, nei Paesi d’imbarco, come spiegato dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin, nel corso della sua informativa in Senato. Anche la Gran Bretagna, intanto, ha messo in campo una campagna di controlli più stringenti sui passeggeri in arrivo dall’Africa. In Occidente, dove la malattia è già arrivata è però difficile contenere gli allarmismi. Nonostante tutte le misure precauzionali, il 70% degli americani si dice preoccupato per la diffusione del virus e il 58% si dice pronto a chiedere lo stop dei voli dai Paesi africani più colpiti.

In Spagna, poi, nel paese di Teresa Moreno, l’infermiera infettata, e nella stessa Madrid è ormai psicosi. Le cronache descrivono Alcorcon, 170mila abitanti in provincia della Capitale, come una città fantasma, con i giardini pubblici deserti, i bambini tenuti a casa e l’ospedale in cui è stata soccorsa la donna ormai semideserto, nonostante le rassicurazioni sulla sua disinfezione. L’ospedale Carlo III-La Paz di Madrid, dov’è ricoverata l’infermiera, invece, ha dovuto chiedere alle autorità personale extra per assistere i sospetti casi di contagio affluiti alla struttura. E per sostituire gli infermieri e i tecnici che si sono rifiutati di lavorare, sostenendo che non ci sono adeguate condizioni di sicurezza. Intanto, due notizie rischiano di aumentare ulteriormente la tensione: le condizioni dell’infermiera, che in un primo momento sembravano migliorare, sono peggiorate; secondo quanto riferito da El Pais, che ha riportato una denuncia del barelliere e del conducente, l’ambulanza su cui è stata trasportata la donna è stata utilizzata per dodici ore per altri pazienti prima che venisse sterilizzata.