Ebola, il paziente Usa mandato a casa dopo i primi sintomi. E’ entrato in contatto con 18 persone, molti sono bambini

Avrebbe fatto scalo a Bruxelles il paziente malato di Ebola ricoverato a Dallas, in Texas, e arrivato da Monrovia, la capitale della Liberia. A rivelarlo sarebbe stato un responsabile dell’autorità sanitaria canadese, citato da alcuni media Usa. La stessa fonte ha però anche chiarito che dalla capitale belga non esistono voli diretti per Dallas. Il paziente dunque dovrebbe aver fatto anche un’altra tappa negli Usa. Il malato, ricoverato al Texas Health Presbyterian Hospital dal 28 settembre, attualmente «è in condizioni critiche», come ha spiegato il direttore dell’Istituto nazionale per le malattie infettive negli Usa (Niaid), Anthony Fauci, precisando di non poter dare altre informazioni sull’identità del malato per rispetto della sua privacy.

Un elemento, però, Fauci lo ha aggiunto e non è affatto rassicurante: il paziente si presentò al Pronto soccorso dell’ospedale due giorni prima del ricovero con sintomi febbrili, «ma fu rispedito a casa». Ciononostante il numero uno americano per il controllo sulle malattie infettive ha detto che questo caso «non farà scattare un’epidemia negli Stati Uniti». «Siamo fiduciosi di poter prevenire un’epidemia», ha precisato, mentre nel Paese è caccia a tutti quelli che sono entrati in contatto con il paziente. Secondo quanto riportato dal New York Times, che ha citato fonti della contea di Dallas, si tratterebbe di un numero compreso tra 12 e 18 persone. Sarebbe stato poi il governatore del Texas, Rick Perry, a precisare che fra loro vi sarebbero diversi bambini in età scolastica.

Anche in Italia c’è fiducia sul fatto che la malattia possa essere tenuta sotto controllo nel caso «possibile, seppur poco probabile» che arrivi da noi. «L’Italia è sicuramente in grado di controllarla», ha detto il presidente della Società italiana malattie infettive e tropicali, Massimo Andreoni, sottolineando che «essendoci un periodo di incubazione di 21 giorni chiunque potrebbe partire sano e tornare con il virus. Ma se dovesse arrivare l’Ebola, si tratterebbe di singoli casi: l’epidemia dovrebbe essere scongiurata». Andreoni ha ribadito che le procedure per porre in sicurezza gli eventuali casi sospetti «sono attive e funzionanti». Sul tema è tornata a intervenire anche il ministro della Salute Beatrice Lorenzin. «Fortunatamente si tratta di una malattia la cui trasmissione è molto difficile», ha detto, chiarendo comunque che «noi abbiamo un sistema di isolamento all’Istituto Spallanzani che è tra i primi al mondo: l’Italia riguardo al problema dell’evacuazione di eventuali propri pazienti è pronta». I sistemi di monitoraggio «stanno funzionando e anche i tanti falsi allarmi che ci sono stati lo dimostrano», ha aggiunto il ministro, che il 6 ottobre «ci sarà un nuovo incontro a livello di Organizzazione mondiale della sanità». E proprio l’Oms, attraverso il team di 70 esperti al lavoro su Ebola, ha fatto sapere che i test di efficacia sui due candidati vaccini scelti dall’Organizzazione dovrebbero iniziare già il prossimo gennaio.