Ebola, 4 i casi sospetti in Spagna. E in Italia tanti falsi allarmi

Ebola: la paura di contrarre il male è più contagiosa del virus stesso. E, tra panico e pandemia, arriva la conferma di una degente affetta dalla malattia in Spagna, il timore per altri tre possibili ricoveri – in corso di accertamenti – in un ospedale madrileno, e un nuovo allarme, immediatamente smentito, di un presunto caso di virus Ebola di un uomo di ritorno dall’Africa, ricoverato presso il Santa Maria della Misericordia di Perugia. Allarme prontamente escluso attraverso una nota dalla direzione generale dell’Azienda ospedaliera della cittadina umbra. «In Italia sono moltissime le segnalazioni sospette pervenute al ministero della Salute. Tutte si sono rivelati falsi allarmi, ma va bene: significa che c’è un sistema di allerta molto attento», ha detto il ministro della Salute Beatrice Lorenzin nel corso di un’audizione in commissioni riunite Esteri e Affari Sociali della Camera dei Deputati. L’Italia ha chiesto alla comunità internazionale «un aumento del monitoraggio sui trasporti aerei provenienti dai Paesi a rischio», ha ricordato il ministro, sottolineando l’importanza di avere «la mappatura del transito delle persone che arrivano nei nostri scali, anche tramite voli provenienti, ad esempio, da Russia e Ucraina». Per questo, ha riferito la Lorenzin, è stata chiesta «l’immediata segnalazione di casi sospetti a bordo, per un dirottamento aereo presso aeroporti predisposti per trattare eventuali contagiati in isolamento». A tal fine, data l’esigenza di un rafforzamento dei sistemi di controllo in grado di prevenire allarmismi infondati e panico globalizzato, il ministro Lorenzin ha rivelato anche di aver sollecitato «un aumento fondi nella legge di Stabilità da destinare all’Usmaf, gli uffici di Sanità Marittima, Aerea e di Frontiera del ministero della Salute», al fine di aumentare verifiche e accertamenti presso porti e aeroporti. Controlli imprescindibili, data l’entità della pandemia del virus Ebola, definita dal ministro un’emergenza umanitaria oltre che sanitaria.

E intanto, dopo la conferma da parte delle autorità spagnole del primo caso registrato a Madrid di virus conclamato – quello dell’ausiliare di infermeria che faceva parte dell’equipe di sanitari che ha assistito Miguel Pajares e Manuel Garcia Viejo, entrambi religiosi dell’ordine di San Juan de Dios, rimpatriati dopo aver contratto il virus in Sierra Leone, e deceduti nelle settimane scorse – a Madrid la città è in allerta per altri tre possibili casi di contagio da Ebola. Sarebbero dunque quattro le persone infettate ricoverate all’ospedale madrileno Carlo III-La Paz: oltre all’infermiera ausiliaria ricoverata nei giorni scorsi con una diagnosi conclamata, ci sarebbero altre tre persone sotto osservazione: uno è il marito dell’infermiera, che non presenta per il momento i sintomi del virus. Il secondo caso riguarderebbe un’altra infermiera che faceva parte del gruppo di sanitari che ha assistito i due missionari deceduti, e che presenta sintomi di diarrea, ma non la febbre. Il terzo è invece un turista di origini nigeriane, passeggero di un volo internazionale proveniente dall’Africa occidentale. Se i sospetti dovessere accreditarsi si tratterebbe dei primi casi di contagio in Spagna, al di fuori dell’Africa.

Così, mentre la Commissione europea ha inviato un messaggio al ministero della Salute spagnolo per avere dei chiarimenti «su ciò che ha reso possibile questi primi contagi al di fuori dell’Africa», o meglio, su «cosa non ha funzionato nella prevenzione del virus, e se sono stati rispettati tutti i protocolli previsti» – chiarimenti che la Spagna si è impegnata a fornire – la paura del contagio da Ebola concretizza i suoi spettri e si alimenta di nuove incertezze anche all’interno del vecchio continente.