La destra americana pronta a mettere in minoranza Obama

Obama si presenta alla prova delle urne per le Midterm di martedì prossimo a dir poco malconcio: con un tasso di popolarità ulteriormente precipitato negli ultimi giorni, e con le proiezioni di rito più disparate che danno la vittoria repubblicana come «prevista» alla Camera e come ormai molto «probabile» anche al Senato.

Il peso dell’impopolarità di Obama sul voto democratico

Una debacle elettorale, quella che si annuncia all’orizzonte presidenziale, sintomo di un malessere economico e sociale e di accese polemiche interne in merito alle strategie militari attuate sul fronte delle crisi internazionali, ulteriormente aggravato in quest’ultimo periodo dall’incertezza generata dal terrorismo jihadista e dall’incubo Ebola. Una criticità che ha alimentato una sfiducia nella leadership di Obama difficilmente ovviabile, e che rappresenterà la variabile impazzita – e quasi certamente dirimente – delle canoniche elezioni di medio termine che, come la storia insegna, hanno emblematicamente registrato fin qui solo 3 casi su 38 in cui il partito di governo è uscito rafforzato dal responso elettorale di metà mandato del presidente.

I sondaggi danno i repubblicani pronti a dare scacco a Obama

Un quadro che rinvigorisce le linee repubblicane che, rispetto agli avversari democratici – indeboliti dal calo di consensi di Obama – soprattutto nelle ultime settimane hanno continuato a guadagnare posizioni scalando le classifiche di report e sondaggi, pronti al colpo di mano elettorale che di fatto, in caso di una vittoria conservatrice al Senato, dimezzerà il potere del numero uno della Casa Bianca. Dunque, se l’affermazione repubblicana è data per «scontata» alla Camera, per la conquista del Senato alle forze conservatrici basterà aggiudicarsi almeno quattro seggi in più. E se è vero che sui repubblicani potrebbe pesare la spaccatura tra la frangia radicale dei Tea Party e quella più tradizionalmente moderata, è altresì plausibile che sul voto della prossima settimana possano pesare non poco la disparità nella redistribuzione del reddito – che colpisce in negativo soprattutto la popolazione di colore –  e un problema occupazionale, in ripresa, ma ancora drammaticamente ramificato. Un quadro che non migliora con le voci sempre più insistenti di un possibile rimpasto della squadra di governo di Obama, e in considerazione del fatto che, tradizionalmente, i conservatori d’oltreoceano possono contare su un elettorato prevalentemente wasp, fedele e poco incline all’astensione; mentre l’identikit dell’elettore progressista è decisamente meno costante, e più incline alla grande consultazione che alle partecipazioni “intermedie». Il popolo americano si prepara a detronizzare Obama?