De Magistris voleva mettere il naso nelle telefonate dei parlamentari e agì contro legge

Nessun rispetto per le guarentigie costituzionali previste per i parlamentari. E’ questa in sostanza la motivazione della condanna ad un anno e tre mesi di reclusione, comminata dal tribunale di Roma all’allora pm di Catanzaro, Luigi de Magistris, e al consulente tecnico d’ufficio, Gioacchino Genchi. Nell’ambito dell’inchiesta “Why not”, che destò molto scalpore e accrebbe la notorietà del giudice inquirente che, di lì a non molto, fece il suo ingresso in politica per poi essere eletto sindaco di Napoli, la magistratura romana ha ravvisato gli estremi dell’abuso di ufficio per aver illegittimamente acquisito, tra il 2006 e il 2007, i tabulati telefonici di alcuni parlamentari senza l’autorizzazione della Camera di appartenenza.

Per il tribunale “l’obiettivo di de Magistris e Genchi non era quello investigativo consistente nell’espletamento delle indagini di polizia giudiziaria ma – disattendendo le norme che delle indagini disciplinano lo svolgimento e garantiscono la successiva utilizzabilità ai fini processuali – era precipuamente quello di conoscere il traffico telefonico dei parlamentari tramite l’acquisizione dei tabulati”. Per il collegio dell’istruttoria dibattimentale “risulta provato che gli imputati perseguirono come obiettivo primario quello di accedere ai dati di traffico dei parlamentari coinvolti nell’indagine, noncuranti di divieti e guarentigie costituzionali, che acquisirono in violazione delle norme di legge e nella consapevolezza di non potersene avvalere ai fini processuali”.

“La ragione che guidava il comportamento delittuoso era quella di utilizzare le comunicazioni dei parlamentari – documentate dai tabulati – per incrociarne le risultanze e collegare le inferenze di traffico con informazioni bancarie e localizzazioni, sì da tracciare contatti, relazioni, movimentazioni degli onorevoli nell’immanenza delle funzioni parlamentari esercitate, lese nella rispettiva sfera esclusiva (danno ingiusto); tali elaborazioni avrebbero consentito. oltreché di documentare e archiviare nel sistema Teseo il tracciato operativo dei parlamentari accusati dalla Morante e dal trasversalismo politico del Saladino, d’individuare gli interlocutori più significativi degli onorevoli, i presunti referenti, le figure di raccordo per nuove captazioni”.