Da Selmi (caduto in Siria) a Bonaglia e Fiorini (Rsi) la lunga lista dei campioni morti in guerra

L’ex calciatore della nazionale tunisina Nidhal Selmi, è morto ieri in Siria combattendo nelle file degli jihadisti dello Stato islamico. A renderlo noto, riferisce l’emittente radio Shems, è stata la famiglia del fratello di Selmi, anch’egli in Siria tra i combattenti jihadisti. Nidhal Selmi, nella sua carriera da calciatore professionista, aveva militato nella squadra dell’Etoile sportive del Sahel, una delle formazioni con maggiore seguito sportivo in Tunisia. Appena un anno fa era morto in battaglia sempre in Siria anche Burak Karan, tedesco di passaporto ma con origini turche: una promessa del calcio in Germania, dell’Amburgo e dell’Hannover ’96: cresciuto nel vivaio dell’Hertha Berlino, aveva indossato la maglia delle giovanili fra Under 17 e Under 16 tedesca, al fianco di gente come Sami Khedira e Kevin Prince-Boateng. A 21 anni però abbraccia la causa islamica, si trasferisce in Turchia, confine con la Siria: combatteva con i ribelli, è stato ucciso a 26 anni durante un bombardamento. La morte di Selmi così come quella di Karan riportano alla mente la vicenda di Pat Tillman, che fece scalpore qualche anno fa negli Usa. Star della Nfl, il campionato professionistico del football, dopo l’11 settembre lascio’ lo sport, e un contratto da 3,6 milioni di dollari, per arruolarsi nei Rangers per andare a combattere il terrorismo prima in Iraq poi in Afghanistan. Dove trovo’ la morte nel 2004 in un agguato. L’amministrazione Bush lo descrisse come un ‘eroe’, ma si scopri’ che il Pentagono aveva mentito e che Tillman, diversamente dalla versione ufficiale, fu ucciso per errore dal ‘fuoco amico’. Aveva 27 anni. Ai Giochi di Barcellona del ’92 molti croati e bosniaci parteciparono con una speciale licenza. E per un campione dal passato glorioso come Muhammad Ali che per non imbracciare il mitra in Vietnam perse i suoi titoli, altri, meno famosi hanno fatto la fine di Karan e Tillman. Calciatori come Bruno Neri, morto da partigiano, o il “bello” del grande Bologna («Lo squadrone che tremare il mondo fa») Dino Fiorini e il campione di pugilato Michele Bonaglia che non rinnegarono mai la propria fede politica e morirono nel 1944 per la Repubblica sociale di Salò.