Crimea, Putin all’attacco: “L’orso russo non chiede permesso”

Vladimir Putin si conferma politicamente scorretto anche nel linguaggio. «L’orso russo non chiederà mai permesso a nessuno», ha detto il leader del Cremlino criticando la reazione negativa della comunità internazionale al referendum di marzo per l’annessione della Crimea alla Russia, che a suo avviso non è giustificata dal precedente del Kosovo.

Il bue e l’orso

Putin ha citato il detto latino «Quod licet Iovi non licet bovi» (Quello che è permesso a Giove non è permesso a un bove) dicendo di non condividerlo. «Può darsi – ha detto ironicamente – che a un bue non sia permesso, ma un orso (preso dal leader del Cremlino come simbolo della Russia) non chiederà mai permesso a nessuno perché da noi è considerato il padrone della taiga».

L’idea di sovranità

Richiamando l’immagine dell’orso , il numero uno di Mosca viola una delle grandi convenzioni del buonismo planetario, convenzione secondo la quale deve essere bandita ogni espressione che possa in qualche modo richiamare l’idea di sovranità di uno Stato su un territorio. Secondo il politicamente corretto imperante, l’autorità non promana dal popolo ma dalle organizzazioni internazionali e dal potere globale mascherato da forza “umanitaria”. Nessuno, tra gli apologeti del nuovo verbo, spiega però che la volontà di potenza, comunque dissimulata,  continua a  fornire una grossa spinta alle relazioni internazionali. Soprattutto quando si tratta di una volontà sostenuta da rilevanti interessi economici. Putin non accetta tale convenzione ed è per questo che rappresenta la bestia nera dei liberal di tutto il mondo. Bestia nera per bestia nera, chi può allora dargli torto se si identifica con l’immagine dell’orso?