L’Italia di Renzi: contratti bloccati e salari al palo. Cresce solo la povertà

Con ottanta euro lordi al mese per i redditi più bassi, Matteo Renzi pensava di essersi messa a posto la coscienza con una mossa propagandistica a effetto amplificata negli studi televisivi, visitati uno dopo l’altro in barba a qualsiasi regola di par condicio, senza nemmeno uno spettatore che gli facesse da contraddittorio. Ma la realtà è diversa, i redditi dei lavoratori sono in profonda sofferenza, mai peggio di oggi, come certifato dai nuovi dati Istat. E nessuno se ne occupa. Non a caso le buste paga dei lavoratori non sembrano essersi accorte dei “miracoli” che il presidente del Consiglio asserisce di aver già fatto. I salari non crescono. Anche a settembre, l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie è rimasto invariato rispetto al mese precedente ed è aumentato solo dell’1,1% rispetto a settembre 2013. I dati sono incontestabili, perché sono quelli ufficiali resi noti dall’Istat che, a margine delle cifre, annota come la crescita annua continua a essere la più bassa almeno da 32 anni, ovvero dal 1982, data d’inizio delle serie ricostruite.

Consumi ancora in calo del 3,1%

Con questa situazione pensare di far ripartire i consumi è illusorio. E infatti, lo stesso Istat, segnala nuovi risultati negativi per il commercio al dettaglio, con le vendite che ad agosto sono calate di un ulteriore 3,1% rispetto allo stesso mese del 2013. E non c’è da stupirsene, visto che i piccoli imprenditori sono spesso costretti ad abbassare le saracinesche, la disoccupazione aumenta, i giovani non riescono ad entrare nel mondo del lavoro. La base, in sostanza non si allarga. Ma anche quello che c’è va in sofferenza.  Alla fine di settembre, la quota complessiva di dipendenti in attesa di rinnovo del contratto era pari al 59%, invariata rispetto ai due mesi precedenti.Il tempo di attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto è in media di 33 mesi per l’insieme dei dipendenti e di 18,1 mesi per quelli del settore privato. Nella veste di datore di lavoro, in sostanza, lo Stato si rivela il peggiore di tutti i “padroni”.

Povertà alle stelle

Non è un caso se la preoccupazione prima delle famiglie è oggi quella di risparmiare. Si taglia su tutto, perfino sugli alimentari, mentre, complice il fisco, nuove categorie scivolano nella povertà: basta separarsi, subire la disdetta di un contratto d’affitto, avere dei figli in età scolare o un problema di salute per scivolare nel dramma. I redditi operai sono insufficienti per una vita libera e dignitosa e la classe media non esiste quasi più. Delle pensioni, poi, è meglio non parlare. Sono milioni gli anziani che percepisconop assegni inferiori a 500 euro al mese e la gran massa non arriva a mille. Questo è lo specchio dell’Italia. Altro che cambiare verso, dobbiamo prima di tutto cambiare governo e fare le riforme necessarie. Partendo dal drastico taglio delle tasse e da un robusto piano di privatizzazioni.