Cina, la Rivoluzione mancata dei baby-boomers: il governo fa ancora paura

Doveva essere una rivoluzione. La dimostrazione che anche la Cina prova ad allinearsi, in qualche maniera, alle democrazie occidentali. E’ stato invece un flop. E, forse, anche un disastroso boomerang per l’immagine della impacciata nomenclatura di Pechino. La rigida norma sul figlio unico, entrata in vigore nel 1980 era stata resa più morbida lo scorso anno. Si doveva sempre chiedere il permesso al governo per avere il secondo figlio. Ma, rispetto al passato, le maglie della norma sarebbero state più larghe.
Il governo aveva fatto sapere di aspettarsi due milioni di domande dagli 11 milioni di coppie di cinesi che ne avevano diritto su una popolazione complessiva stimata, nel 2010, in 1,36 miliardi di persone. Invece sono arrivate appena 700.000 domande. E ne sono state accolte solo 620.000. Un’inezia che mette a nudo ben altro: la paura dei cinesi di palesarsi con il rigido governo centrale. Soprattutto su queste tematiche che rappresentano una delle questioni più imbarazzanti per Pechino. Insomma l’atteso “baby-boom” non c’è stato. Al suo posto si è svelato, invece, in tutta la sua evidenza, il clima di angoscia e la preoccupazione verso il Moloch di Stato.

Aborti forzati e torture per impedire le nascite

Nel corso degli ultimi 34 anni, la legge è stata applicata con rigidità e pugno di ferro. Aborti forzati, minacce e in alcuni casi la tortura sono stati usati dai funzionari locali, chiamati dal governo centrale a rispettare rigidamente le quote di nascite che venivano loro assegnate, per contenere le nascite.
Seguendo la struttura piramidale della società cinese, ciascun livello superiore demandava a quello inferiore il compito di applicare le rigide direttive del centro.
La responsabilità finiva per ricadere sui “quadri” locali del Partito Comunista cinese, che hanno usato tutti i mezzi per farle rispettare.
Fu la denuncia di abusi legati all’imposizione della legge del figlio unico nella sua città natale – Linyi, nella provincia orientale dello Shandong – a portare l’attivista cieco Chen Guangcheng in prigione, nel 2006.
In seguito, Chen fu protagonista di una drammatica fuga dagli arresti domiciliari e di una crisi diplomatica internazionale al termine della quale gli fu consentito di partire per gli Usa, dove risiede tuttora.
La legge sul figlio unico, forse la più impopolare della Cina, ha portato all’invecchiamento della popolazione. Unita alla tradizionale preferenza per i figli maschi ha prodotto un vero disastro sociale realizzando un grave squilibrio tra i sessi.

Il sorpasso demografico dell’India è alle porte

Le autorità la difendono, affermando che è uno dei fattori che ha consentito la crescita economica degli anni scorsi, contenendo entri limiti accettabili la crescita demografica. Secondo il censimento del 2010, la popolazione della Cina è di 1,36 miliardi di persone. Attualmente è il Paese più popoloso del mondo ma si prevede che nel 2050 cederà il primato all’India.
Secondo Lu Jiehua, un professore di demografia all’Università di Pechino interpellato dal quotidiano China Daily, alla base del mancato baby-boom c’è un «cambiamento nel modo di concepire la riproduzione, in particolare nelle aree urbane».
Quando nel novembre 2013 fu annunciato l’allentamento della legge, gli esperti cinesi sostennero che avrebbe portato ad almeno due milioni di nascite in 12 mesi.
Il boom economico degli ultimi 20 anni, la crescita della popolazione urbana, l’abitudine sempre più diffusa tra le giovani donne di cercare realizzazione nel lavoro, hanno portato ad un risultato diverso.
In quasi tutte le coppie giovani cinesi che vivono nelle metropoli sia il marito che la moglie lavorano, anche a causa della continua crescita dei prezzi delle abitazioni, e spesso i figli sono affidati ai nonni o agli asili nido, peraltro sempre più costosi. Il professor Lu ha ricordato che sono queste coppie, quelle che appartengono alla classe media urbana, ad essere interessante all’allentamento della legge, che prevede eccezioni per le minoranze etniche e i residenti delle campagne, purchè il primo figlio sia di sesso femminile.
Ma, appunto, il retaggio del passato fatto spesso di violenze esercitate in nome e per conto del Partito Comunista cinese ha suggerito grande cautela alle coppie. Che hanno preferito rinunciare al sogno di un’altra gravidanza per timore, comunque, di ritorsioni nella scala sociale e politica cinese.