Il centrodestra ci prova nelle regione “rossa”: «Emilia de-islamizzata»

Presentate le liste per le regionali in Emilia Romagna. Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia scendono in campo per appoggiare Alan Fabbri. E la campagna elettorale prende subito piede. «È l’unico codino approvato da Silvio Berlusconi, ora tocca anche a lui metterci del suo», lo sprona il vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri, alludendo alla folta chioma del candidato a governatore.

I motivi della scelta

Gasparri a Bologna apre con Anna Maria Bernini la campagna elettorale del capolista Galeazzo Bignami. Il senatore azzurro non ha nascosto che l’accordo con la Lega è rientrato all’interno di «una valutazione politica per privilegiare il rapporto con coloro che sono oggi all’opposizione». Il rischio, andando da soli, era di un terzo posto sicuro, dietro a Pd e M5S: «Noi avremmo avuto proposte politiche e della società civile, ma c’era la necessità di tenere insieme i numeri, proprio perché la presenza del M5S può determinare una diversa ripartizione del consenso». Acqua passata, ora si pensa a centrare il massimo risultato possibile: «Non c’è competizione che non si affronti per non vincere», dice Gasparri, mentre la Bernini assicura «che non siamo qui con atteggiamento rinunciatario, anzi ci crediamo perché l’Emilia-Romagna merita di più».

I punti-chiave del programma

«La mia sarà una regione de-islamizzata», esordisce Alan Fabbri, annunciando così uno dei punti del suo programma elettorale.«Linea dura contro gli orrori dell’estremismo che – cronache alla mano – colpiscono anche e soprattutto una regione come l’Emilia-Romagna che fino ad oggi si è mostrata colpevolmente indulgente, anche quando di mezzo c’era la violazione dei diritti umani». Una linea dura che Fabbri vorrebbe concretizzare con alcune proposte: «Moratoria sulla costruzione di nuove moschee, controlli a tappeto contro i luoghi di culto mascherati da sedi di associazioni, stop all’accoglienza indiscriminata, criteri premiali nell’accesso al welfare per la nostra gente. “Prima la nostra gente” non è uno slogan, ma un dovere civile e morale».