La Cassazione sconfessa Pisapia: assolti Dolce e Gabbana

La Cassazione ha assolto gli stilisti Dolce e Gabbana «perché il fatto non sussiste» dall’accusa di evasione fiscale. Gli stilisti erano stati condannati in appello a un anno e sei mesi di reclusione. Assolto anche il commercialista Luciano Patelli. Sono stati assolti dalla Cassazione anche i manager Cristina Ruella e Giuseppe Minoni. Per tutti, Dolce e Gabbana compresi, la Suprema Corte ha annullato le condanne senza rinvio. L’unico per il quale la condanna è stata annullata con rinvio è Alfonso Dolce, fratello di Domenico. Ma tutto il processo si prescrive all’inizio di novembre. Annullate anche tutte le statuizioni civili.

La condanna in primo grado

Il Tribunale di Milano aveva condannato lo scorso giugno, a un anno e 8 mesi (pena sospesa) Domenico Dolce e Stefano Gabbana. Una sentenza, confermata in Appello, che, tra l’altro, è stata seguita, lo scorso luglio, da una lunga “querelle” tra la giunta di Giuliano Pisapia e i due fondatori della multinazionale della moda, dopo le parole dell’assessore al Commercio Franco D’Alfonso, secondo cui l’amministrazione non avrebbe dovuto concedere spazi a «evasori» come loro. Frasi a cui Dolce e Gabbana avevano reagito con una serrata di tre giorni delle loro boutique in città.

La polemica con la giunta Pisapia

A nulla era valsa la spiegazione di D’Alfonso aver parlato a titolo personale sottolineando il suo «rispetto del principio costituzionale della presunzione di innocenza fino ad una sentenza definitiva».  «Chiuso per indignazione» era la scritta, tradotta anche in inglese, apparsa l’indomani sulle vetrine degli esercizi commerciali dei due stilisti, messa su grossi cartelli che riportavano un finto articolo di giornale col titolo «Il Comune chiude le porte a D&G». A nulla era valso nemmeno l’intervento del sindaco di Milano Giuliano Pisapia: «La battuta dell’assessore D’Alfonso è stata improvvida, ma la reazione di Stefano Gabbana è stata ingenerosa».