Berlusconi scarica Alfano e guarda a destra. Fratelli d’Italia e Lega: fatti, non parole

È ufficiale. Silvio Berlusconi è deciso o a fare a meno del Nuovo centrodestra: la ricomposizione delle alleanze elettorali in vista delle regionali non contempla l’ingresso di Alfano, si farà, se sarà possibile, guardando a destra, a partire da Fratelli d’Italia-An e dalla Lega. Dopo mesi di manovre di avvicinamento, settimane di contatti informali, e un incontro ufficiale con Gaetano Quagliariello al tavolo della commissione azzurra presieduta da Matteoli, arriva il no secco del Cavaliere: non si fanno alleanze con i traditori. «Noi non ci alleiamo con chi sta con la sinistra. Se Alfano va alle elezioni con il Pd prenderà lo 0,4%», dice Berlusconi alludendo alla politica del doppio forno dell’ex pupillo e intenzionato, come gli chiede mezzo partito, a dare un segnale di forte opposizione. A nulla sono valsi gli sforzi della capogruppo del Ncd a Montecitorio, Nunzia De Girolamo, la più vicina all’ex premier nelle truppe alfaniane, che rispondono accusando Forza Italia di essere in stato confusionale. «Da ora in poi si tratta solo con Giorgia Meloni e Matteo Salvini», ha confermato Paolo Romani, «preferiamo una coalizione tra forze che sono all’opposizione».
Ma è presto per dire se le avances di Silvio a Giorgia e Matteo andranno a buon fine e se sarà possibile fare delle prossime regionali il laboratorio politico per la rifondazione del centrodestra oggi diviso. Di sicuro il benservito ad Alfano (se verrà confermato) è un buon viatico per dialogare con i due partiti che mettono l’alternativa programmatica al governo, a partire dai temi dell’immigrazione, del fisco e dell’austerity imposta dall’Europa, come condizione necessaria per avviare il dialogo con Forza Italia. Ma la cautela regna sovrana anche perché il Cavaliere non è nuovo a giri di valzer e improvvisi cambi di marcia. Per ora Giorgia Meloni non commenta, perplessa probabilmente dal nuovo no del Cavaliere alle primarie e dagli inciuci locali tra Pd e Forza Italia in occasioni delle elezioni provinciali in corso in molti Comuni. Disposta al confronto ma senza passi indietro a cominciare dalle “regole di ingaggio”, dalla selezione della classe dirigente e dalla chiarezza delle posizioni sui temi caldi dell’agenda politica che oggi sono molto distanti. Anche Salvini studia le mosse e aspetta, dopo aver definito Alfano uno zerbino di Renzi con il quale è impossibile qualsiasi intesa.