Baby gang per strada, aggressioni a scuola: dilagano le violenze dei giovanissimi

Giovani. Anzi, giovanissimi. Minorenni. Che hanno già una adolescenza bruciata. Che si divertono con la violenza, che pensano di affermarsi con i calci e i pugni, che se ne fregano delle conseguenze. Giovani spesso “protetti” dalle famiglie. Famiglie incapaci di dare un’educazione vera. Famiglie che arrivano addirittura a gongolare se sanno che il proprio figlio si è “fatto rispettare”, pestando a sangue l’amico o chi gli è capitato davanti. Non si contano più gli episodi che vedono protagonisti questi minori, si rischia l’abitudine, non fanno quasi più notizia. Le ultime due vicende – ultime in ordine cronologico – raccontano di un docente universitario aggredito e pestato a sangue nel centro di Sassari, alla presenza dei suoi figli piccoli. Rientrando a casa, ha avuto la sventura di passare vicino a un gruppo di quindicenni, che da qualche tempo stazionava abitualmente in piazza. È bastato un attimo, la reazione a qualche frase sopra le righe dei bulletti. Si è fermato rimproverandoli e invitandoli ad atteggiamenti più rispettosi. I ragazzini hanno reagito circondando il docente e colpendolo con calci e pugni. Poi sono scappati.

Ma la violenza non è solo per strada. La madre di un ragazzo di 14 anni, alunno della scuola media di San Bartolomeo in Galdo, ha denunciato l’ennesimo episodio di violenza. Secondo la donna, il ragazzo sarebbe stato aggredito da un coetaneo nel corso di una lite scoppiata per futili motivi durante l’ora di ricreazione e, in seguito all’aggressione, suo figlio avrebbe accusato forti dolori addominali fino a rendere necessario il ricovero all’ospedale Cardarelli di Campobasso dove al giovane è stata asportata la milza.

Due episodi che sono la fotografia di una gioventù bruciata. Tollerata. E spesso colpevolmente “difesa”.