Aumentano gli italiani poveri: lo ammette il ministro Poletti

Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, in audizione in commissione Affari sociali alla Camera, annuncia lavori in corso per bloccare l’inesorabile incedere dell’indigenza che avanza. C’è la «volontà di lanciare – ha spiegato il titolare del dicastero di via XX Settembre – un piano nazionale di lotta alla povertà». Un progetto al momento «in via di definizione» dato che, in quello che un tempo era il Bel Paese, la cronaca sociale registra quotidianamente «l’impoverimento di un’area sempre più larga di cittadini» e «l’apertura di una forbice tra le diverse fasce della società». Dai dati provenienti dai diversi organismi infatti, sottolinea ancora il ministro Poletti, si rileva una «situazione di peggioramento significativo».

In Italia, dunque, si intensifica drammaticamente la fascia di povertà: nella fotografia dei diversi istituti di ricerca al lavoro sul monitoraggio della situazione, infatti, il ceto in grave difficoltà economica risulta sempre più numeroso e in crescita esponenziale. I nuovi poveri sono quasi sempre diplomati, o con un posto che consente loro di guadagnare meno di sette euro l’ora. La fascia di età che li comprende oscilla tra i trenta e i cinquant’anni, e include neo-lavoratori che rimbalzano da un contratto poco remunerativo all’altro, come pure ex dipendenti di mezza età privi di occupazione e spesso con una famiglia alle spalle che non è in grado di aiutarli. L’esercito dei nuovi poveri, insomma, quelli gettati sul lastrico da una crisi ormai endemica che, più che causa ed effetto di una pesante recessione globalizzata, assume di giorno in giorno i connotati socio-economici di un drastico cambio di sistema, oggi si ritrova ad arruolare finanche ex manager, imprenditori e artigiani, tutti accomunati nella diversità delle esperienze, da un fallimento professionale o di vita alle spalle. E così, quelli che prima erano precari e bamboccioni, adesso popolano la realtà demografica dei nuovi poveri i quali, tra disoccupati e lavoratori poco remunerati, passando per divorziati e separati, dichiarano di non riuscire ad ottemperare neppure ai bisogni primari.

A fronte di tutto ciò, allora, la partenza del nuovo Isee è prevista per «il primo gennaio 2015», ha spiegato il ministro Poletti, che poi ha anche aggiunto che «eravamo pronti anche prima», ma si è scelto di cominciare a inizio anno per «evitare problemi». E in ultimo fa sapere: «nella prossime settimane metteremo a disposizione la modulistica». Sperando che sulle già pesanti difficoltà della gente non gravi anche l’incubo della burocratizzazione…