Andrea Romano cambia ancora bandiera. Molla Sc e cita Jovanotti

Andrea Romano, volto “nuovo” del Pd e campione del “tradimento” politico, alla Leopolda  cita Jovanotti: «Sogno una grande chiesa, da Che Guevara a Madre Teresa». Il partito della  nazione di Renzi attrae gli opposti e così si ritrovano nella stessa barca l’ex capogruppo di Sel, Gennaro Migliore e per l’appunto Romano da qualche giorno sbarcato nelle file del Pd.

Una vita passata a saltellare da un partito a un altro

Una storia politica, la sua, passata a cambiare bandiera con grande disinvoltura: storico di professione, ex giovane dalemiano negli anni Novanta, nel Duemila si è invaghito di Francesco Rutelli, per poi diventare braccio destro di Italia Futura di Montezemolo. Nel 2013 è sceso in campo con Scelta civica di Monti. Ma una settimana fa è stato folgorato da Renzi e con un balzo felino, ha dato forfait a Scelta civica e si è iscritto al gruppo misto in attesa di entrare nel Pd.

Le accuse di essere un “traditore”

Nel frattempo alla Leopolda, ignorando le accuse di chi lo ha definito “traditore”, ha sfoggiato il meglio di sé mescolando Jovanotti con parole come patriottismo e nazione: «Ci sono parole della politica che in pochi giorni possono acquistare – o riacquistare – un valore che sembravano avere perduto. Ne voglio citare una sola, di queste parole. La parola è nazione e l’ha riutilizzata dopo molto tempo Matteo Renzi», ha detto alla platea renziana. Poco male per un deputato che ha snobbato chi lo ha definito “traditore” («Il sottosegretario Enrico Zanetti mi ha dato del sabotatore. Nell’Unione sovietica, a un’accusa del genere sarebbe seguita la tortura, e poi la fucilazione. Ma non credo che Zanetti voglia fucilarmi», ha detto in un’intervista all’Espresso).  Dulcis in fundo per giustificare il suo ennesimo salto ha liquidato Scelta civica come «un’esperienza finita. È cambiato il contesto storico. L’era, la fase. È diversissima, oggi». Per chi è a caccia di ruoli  e poltrone, dunque, è molto meglio Renzi