Addio a Lilli Carati, icona sexy degli anni ’70

Forse è stata anche un sogno. Ma di più il turbamento. Certamente un’icona. Interprete di quelle voglie appena scoperte e però allora sempre così difficili da appagare. Era Lilli. Per noi tutti  perditempo solo e soltanto Lilli. Era la fata, l’ancella, la consolatrice. Era l’ispirazione, era colei che ti regalava il piacere di esplorarti e il coraggio di esplorare quell’altra metà del mondo così vicina, ma anche così distante. Appagava l’ansia di quei vent’anni così diversi, Lilli. I vent’anni di allora. Vent’anni pieni di impegno militante e di mazzate. Vent’anni scanditi da certezze incrollabili e da notti insonni a presidiare un manifesto scritto a mano e incollato al muro. Lilli Carati non c’è più. È morta a soli 58 anni. Un tumore al cervello se l’è portata via. Probabilmente, ed è stato così anche per noi, nessuno, da tempo, si interessava più a lei. Anche se i suoi sguardi peccaminosi e la sua femminilità prorompente hanno continuato a palpitare, ad essere visionate e cliccate sui social. Che se ci fossero stati negli anni settanta i social, lì si che la Lilli avrebbe sbancato. Così adesso che scopri che se ne è andata, muovi i ricordi. E perciò per un momento la rivedi, nel film scomposto che si affaccia alla mente, con quel suo sguardo malizioso e furbetto, con quel suo ammiccare ed ancheggiare che scatena la gelosia del professor Ulderico, l’impareggabile, accigliatissimo Enrico Maria Salerno. Il ricordo e un sorriso. Un sorriso di gratitudine per quella nostra madonna, amante agognata in quei sabati pomeriggio consacrati all’ozio ciondolante e indolente. Tutti incentrati nella discussione sulle qualità e sulle infinite possibilità che Lilli avrebbe sicuramente saputo elargire a tutti noi. Non è stata fortunata Lilli Carati, che in realtà si chiamava Ileana Caravati e che seppur originaria di Varese il suo primo successo l’aveva colto a Sud, al concorso di Miss Italia del 1974 a Reggio Calabria.  Non è stata fortunata perché sulla sua strada ha incontrato la droga, cocaina ed eroina e quindi il porno che forse è stato peggio ancora. E anche la galera. E poi la depressione e i due veri tentativi di suicidio. Non s’è fatta mancare nulla. E giammai potrebbe essere un esempio. Ma il sapere che ora non c’è più vela di malinconia questa nostra giornata.