Una consigliera lesbica vuole adottare la figlia della compagna. E la Pollastrini subito le dà ragione

Una vicenda tira l’altra, fa notizia, finisce sui giornali, regala momenti di gloria e di polemiche. Il risultato è che un tema delicatissimo come quello dell’adozione di bambini da parte delle coppie gay diventa quasi una passerella, una corsa a chi racconta l’amore che si sprigiona nelle unioni omosessuali, testimonianze buoniste che non hanno nulla a che fare con il punto cruciale. Che non è certo l’affiatamento della coppia ma il diritto di ogni bambino di crescere in una famiglia con la figura del padre e quella della madre, nonché lo smantellamento del valore sociale della famiglia. Dopo che il Tribunale per i minori di Roma ha incredibilmente riconosciuto l’adozione di una bimba a una coppia omosessuale da parte della madre non biologica, ecco che anche la consigliera comunale milanese del Pd, Rosaria Iardino, ha annunciato che presenterà un esposto analogo a Milano per ottenere l’adozione di Anita, la figlia che la compagna ha avuto attraverso la procreazione assistita. A darle ragione è subito arrivata Barbara Pollastrini, che fu ministro per le Pari opportunità nel governo Prodi. Le sue parole sono condite del solito buonismo: «Ho visto con quanto amore Rosaria e Chiara stanno crescendo la piccola Anita», ha detto l’esponente del Pd. «Credo proprio che la politica, senza por tempo in mezzo, debba procedere con umanità e saggezza. Che il Pd debba essere apripista per raggiungere il traguardo di una legge per il riconoscimento dei diritti e dei doveri delle coppie omosessuali. Questa volta dobbiamo riuscirci». La Pollastrini – è bene ricordarlo – presentò assieme a Rosy Bindi il disegno di legge sui Dico. una di quelle iniziative disastrose che portarono ancora di più alla fine della pessima stagione di Prodi. «Io ho accolto con speranza la sentenza del tribunale dei minorenni di Roma. E sono favorevole alla stepchild adoption – ha aggiunto la deputata democratica. – Mai come ora l’Italia e il mondo hanno bisogno di far cadere steccati, di allargare il dialogo, in uno spirito di accoglienza, di uguaglianza e di responsabilità. La nostra città, col suo sindaco e la giunta, possono essere un laboratorio importantissimo». Ma i laboratori non si fanno con i bambini come cavie.