Troppi scandali: il 62% dei francesi non vuole più Hollande. Ma lui non molla la poltrona

A dimettersi Francois Hollande non ci pensa proprio. Almeno, certamente non ci pensava fino a ieri quando in un’intervista a Le Nouvel Observateur aveva ribadito che l’ipotesi di una remissione dell’incarico prima della fine naturale del mandato, nel 2017, era «esclusa». Una presa di posizione che però, come rivela un sondaggio diffuso all’indomani di quelle parole, cozza con i desiderata dei francesi, compreso lo zoccolo duro dell’elettorato socialista. Secondo un sondaggio realizzato dall’Ifop per il Magazine del quotidiano Le Figaro, il 62% dei francesi vorrebbe che Hollande lasciasse l’Eliseo. La stessa decisione è auspicata anche dal 23% degli elettori socialisti, praticamente uno su quattro. Con realismo, però, il 61% dei francesi si dice anche convinto che Hollande non si sposterà da dov’è, «nonostante tutto».

E proprio di tutto sta accadendo sotto il cielo di Francia, in uno scorcio d’estate che ha trasformato il mito della gauche in un tormentone da rivista di gossip. Non c’è giorno che passi senza l’emersione di un nuovo scandalo o scandaletto, alimentato sia dall’ex compagna di Hollande, Valerie Trierweiler, sia dall’incredibile caso del sottosegretario al Commercio Thomas Thevenoud, che si è dovuto dimettere dopo appena nove giorni dall’assunzione dell’incarico per una storia di conti insoluti sia con l’erario sia con privati cittadini. L’ultima è che il rampante deputato socialista, assurto agli onori del governo e delle cronache, non pagava nemmeno la kinesiterapia cui erano sottoposte le due figlie. Da due anni. Un debito, quello verso il terapista, che si aggiunge a quello verso il proprietario di casa, che da tre anni non vedeva un euro di affitto, verso le amministrazioni che di frequente gli elevavano multe (rimaste inevase) per eccesso di velocità, verso l’erario e verso l’azienda dell’acqua che infine ha staccato l’utenza del suo vecchio ufficio in Borgogna. Per giustificarsi Thevenoud, considerato uno dei più promettenti giovani socialisti, ha parlato di «fobia dell’amministrazione», suscitando l’ilarità del web, già alle prese con la valutazione del fatto che aveva “dimenticato” di segnalare il suo incarico di direttore generale di una società di commercio di vini, come invece prescrive la legge per chi assume incarichi di governo. Così Thevenoud e la moglie Sandra, brillante e in carriera come lui, in pochi giorni da icona della moderna coppia modello sono diventati, secondo Le Monde, «oggetto di studio per psicanalisti».

Non serve, invece, la psicanalisti per decifrare le palate di fango che arrivano su Hollande dall’ex compagna tradita Valerie, la quale di recente ha anche dato alle stampe un libro (Merci pour ce moment) che è diventato subito un caso editoriale, sia per il numero di copie vendute sia per la ribellione di molti librai che hanno rifiutato di trattarlo al grido di «Non laviamo i panni sporchi della Trierweiler». «Ha le prove che Hollande in più occasioni ha chiamato i poveri “sdentati”», hanno detto al giornale L’Express fonti vicine alla Trierweiler, dopo quell’intervista a Le Nouvel Observateur nella quale Hollande aveva dichiarato, tra l’altro, tutta la sua vicinanza e passione per i poveri e per gli emarginati nella società. In caso di processo, hanno aggiunto le fonti della rivista, l’ex première dame non esiterebbe a presentarle in tribunale.