Troppi immigrati: l’Austria blinda i confini con l’Italia

Sul problema dell’immigrazione clandestina sistematica e organizzata l’Austria ha le idee chiare. E dimostra ad ogni occasione di volergli dare pragmaticamente seguito: cominciando proprio dal blindare le frontiere con l’Italia. Tanto che il Paese sta discutendo la temporanea sospensione del Trattato di Schengen e la reintroduzione dei controlli lungo i confini con lo Stivale, a causa del forte aumento di profughi intercettati durante il loro viaggio verso nord.Quest’anno – scrive la Tiroler Tageszeitung – sono già 4.700 gli stranieri fermati in territorio austriaco: quasi tutti sono stati respinti in Italia e solo 300 hanno chiesto asilo politico in Austria. Il ministro degli Interni Johanna Mikl-Leitner e i governatori di Salisburgo, Burgenland, Bassa e Alta Austria non escludono la reintroduzione dei controlli di frontiera; mentre il loro collega tirolese Guenther Platter auspica semplicemente monitoraggi mirati e non a tappeto.

E proprio quando oltre i nostri confini a nord si serrano i ranghi e si inaspriscono in maniera stringente i controlli di frontiera, al sud il fianco è drammaticamente scoperto. E continuamente preso d’assalto. E allora, task force della Marina, Croce Rossa, polizia e operatori vari sono all’opera al porto di Palermo, dove ancora una volta sono sbarcati dalla nave Orione della Marina militare 423 migranti, tra siriani ed eritrei, soccorsi nei giorni scorsi nel Canale di Sicilia. Per loro, tra i quali si contano 29 donne e 34 bambini, è prevista l’accoglienza nei centri della Caritas. Su un altro fronte caldo, quello di Reggio Calabria, le forze dell’ordine hanno arrestato due egiziani ed un nigeriano, ritenuti gli scafisti dello sbarco di 880 migranti – di cui uno giunto cadavere e ancora non identificato – avvenuto mercoledì scorso nel porto della città. Sul caso, al termine delle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica, ai tre è stato contestato il reato di associazione per delinquere e ingresso illegale nel territorio dello Stato, aggravati dalla circostanza di aver sottoposto i migranti a pericolo di vita e per la loro incolumità, nonché di averli sottoposti a trattamento inumano o degradante. In base a quanto emerso fin qui, allora, i tre, riconosciuti dai migranti come gli scafisti, sarebbero partiti da una imprecisata località della Libia nella notte del 13 settembre, e ognuno di loro avrebbe corrisposto ai membri dell’organizzazione varie somme di denaro: una quota quale corrispettivo del viaggio sui mezzi di trasporto terrestre per gli spostamenti dai Paesi di origine fino alla Libia, ed una quota quale corrispettivo del viaggio da effettuare a bordo di imbarcazioni partite dalle coste di Tripoli. Il tutto per un importo complessivo compreso tra i 2000 e 3000 dollari.