Toti avverte la Lega: «Soli non andate da nessuna parte». E a Fitto consiglia di “stare sereno”

Mette sul piatto i governi di Lombardia e Veneto e avverte che «da solo il Carroccio si condanna all’irrilevanza. Non va da nessuna parte. Anzi, rischia di perdere quel che ha». Dopo che alla Festa dei popoli padani Matteo Salvini aveva detto di «non poter pensare» di fare accordi con Alfano e Berlusconi, il consigliere politico dell’ex Cavaliere, Giovanni Toti, risponde con un richiamo al buon senso e alla realtà. In un’intervista a il Giornale, in cui parla tra l’altro dei rapporti interni a Forza Italia, l’eurodeputato azzurro spiega che l’obiettivo resta «rimettere insieme la coalizione» di centrodestra, anche se questo «sarà un percorso articolato», in cui «serve generosità da parte di tutti e non solo di Berlusconi». A Salvini, cui riconosce di aver saputo «tirare fuori la Lega da un momento difficile», Toti dice che «se deciderà di rifiutare questo percorso dovrà spiegare perché i voti della coalizione di centrodestra tutta non vanno bene in Emilia Romagna e nelle altre regioni, mentre Roberto Maroni e Luca Zaia sono governatori della Lombardia e del Veneto con i nostri voti». Non vale, per Toti, la motivazione che dà Salvini, ovvero che «Berlusconi non può pensare – come il segretario del Carroccio ha detto alla kermesse alle sorgenti del Po – di amoreggiare con Renzi dal lunedì al sabato e poi telefonare alla Lega la domenica». L’esponente azzurro replica togliendo dal campo le accuse di “inciucismo” e ricordando che il dialogo con il governo si sviluppa sul tema delle riforme, mentre «siamo all’opposizione su tutto il resto: dall’economia alla politica estera». «Trattare le regole essenziali della nostra democrazia non è segno di accondiscendenza al governo, ma di maturità della nostra opposizione», sottolinea Toti, replicando contemporaneamente anche alle voci del “fuoco amico”. Su tutte, quella di Raffaele Fitto, ancora protagonista di accesi battibecchi con i colleghi di partito. L’ultimo, sul tema delle primarie con Maria Rosaria Rossi. «Ogni spunto di dibattito, purché costruttivo, è ben accetto. Detto questo, Maria Rosaria Rossi o Deborah Bergamini – cui il presidente ha affidato compiti delicati, complicati e a volte dolorosi – meritano più rispetto», avverte Toti, escludendo i rumors circolati in questi giorni che le diatribe azzurre possano finire con una vertenza legale. «Berlusconi ha sempre esercitato il suo potere con ampia condivisione. E nessuno può seriamente di ipotizzare di mettere in discussione, politicamente o giuridicamente, le cariche interne a Forza Italia. Non solo non esistono margini legali, ma – conclude il consigliere politico di Berlusconi – sarebbe anche un autogol dal punto di vista politico».