Suore uccise, la Superiora lancia l’accusa: «Non crediamo alla polizia». È stato terrorismo?

Dubbi ce ne sono sempre stati, sin dalle prime ore. Si è pensato all’estremismo islamico ma nessuno l’ha detto esplicitamente. Quell’orribile assassinio delle suore in Burundi è stato davvero frutto della violenza di una persona che, guarda caso, si chiama Cristian? O si è trattato di un atto terroristico, di quelli di cui sono zeppe le cronache e che le autorità del luogo vogliono minimizzare? Si procede con cautela, sui giornali erano già emersi i primi sospetti sulla versione ufficiale ma nessuno, fino ad oggi, si era avventurato a dare una lettura diversa. Stavolta però c’è una voce importante che rimescola le carte: «Non crediamo a questa pista. L’arresto di questa persona è un pretesto per deviare le indagine sull’uccisione delle nostre sorelle», afferma suor Delia Guadagnini, ex Superiora regionale delle Missionarie Saveriane per la Repubblica Democratica del Congo e il Burundi, che conosceva bene le tre suore massacrate in Burundi. «Non pensiamo che questo orribile crimine sia stato commesso da una sola persona – spiega suor Delia Guadagnini all’Agenzia Fides – L’impressione è che sia stata più di una persona e che, è orribile dirlo, “conoscesse il mestiere”, oltre a conoscere molto bene la nostra casa. Il Signore saprà giudicare. Noi comunque andremo avanti con la nostra missione». Troppe le contraddizioni, troppa la voglia di far credere di aver chiuso le indagini, identificando un killer e parlando di vendetta e rancori personali. La vicenda, di una crudeltà incredibile, resta avvolta nel mistero dopo che è smentito lo stupro delle suore e che il motivo non era neppure quello della rapina visto che denaro e beni di valore sono stati rinvenuti ai loro posti. Inoltre, risuonano le parole della quarta suora presente nel convento (l’unica sopravvissuta): l’omicidio della terza donna sarebbe avvenuto dopo l’arrivo delle autorità che, in seguito a una prima analisi della scena del delitto, si sono poi posizionate al di fuori del convento per sorvegliare.