Saranno le banche i nuovi azionisti del treno Italo? Pronto il piano per salvare Ntv

E’ iniziato il conto alla rovescia per il salvataggio di Ntv, che con il treno Italo fa concorrenza a Trenitalia nell’Alta Velocità. Il 24 settembre il piano industriale per il risanamento della società, fortemente indebitata con le banche e a rischio default, sarà presentato al Consiglio di amministrazione per poi essere sottoposto al confronto con i sindacati. Si tratta di una evidente accelerazione, dettata dalla urgenza di intervenire per evitare il fallimento. In un primo momento il piano era stato annunciato “entro l’anno”. Si è fatta sentire, evidentemente, la pressione degli azionisti e delle banche. La Ntv è esposta con le banche per 666 milioni, di cui 204 diretti e 462 contratti con il leasing dei 25 treni Alstom Agv. A questa cifra, riportata in bilancio, vanno aggiunti ulteriori 121 milioni di crediti vantati dai fornitori. L’istituto maggiormente esposto è Intesa. Seguono Mps, Banco Popolare e Bnl. Si tratta di debiti che non sono compensati dagli introiti tariffari garantiti da una utenza che, nell’ultimo anno, è stata di 6,2 milioni di passeggeri. Ad alleggerire un quadro economico/finanziario abbastanza compromesso erano intervenute finora le agevolazioni contenute in alcuni provvedimenti ministeriali sull’affitto dei binari concessi da Rfi, società del gruppo Fs. Il risparmio di circa 15 milioni consentito dal ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, è stato, però, superato dall’annullamento dei benefici concessi sull’energia (circa 20 milioni di maggiori costi) operato del ministro dello Sviluppo, Federica Guidi. Insomma, il governo con una mano ha dato e con l’altra ha tolto. Come si ricorderà, questa circostanza ha procurato, nei giorni scorsi, non poche polemiche tra gli azionisti di Italo e lo stesso esecutivo. In una lettera aperta al presidente del Consiglio, pubblicata da molti giornali, Ntv ha lamentato gravi mancanze della politica, denunciato “azioni anticoncorrenziali” da parte di Trenitalia e una condizione monopolistica nel settore dalla quale il Paese non riesce a venir fuori.
In verità, le cose non stanno proprio in questo modo, anche se Ntv può spendere qualche buona ragione a suo favore. Se è vero che la concorrenza nell’Alta Velocità giova alla buona immagine dell’Italia (siamo gli unici ad averla in Europa) e ha consentito un abbassamento delle tariffe, migliorando l’offerta dei servizi, va da sé che Trenitalia, al 100% pubblica, non può fallire per ovvie ragioni, al contrario di Ntv, totalmente in mani private. Ciò non toglie che si possano individuare margini e settori nei quali uno Stato moderno possa consentire al privato di sviluppare il suo asset senza subire i contraccolpi di uno squilibrio concorrenziale irragionevole. A condizione, evidentemente, che il management privato sia adeguato e che gli azionisti facciano la loro parte in termini di capitalizzazione.
Stando ad alcune indiscrezioni, il piano di rilancio dovrebbe prevedere una ristrutturazione del debito con le banche. Il modello dovrebbe essere simile a quello messo in atto con Alitalia e Sorgenia: una trasformazione dei crediti in capitale con gli istituti di credito che si sostituiscono agli imprenditori che non intendono rischiare altro denaro. Si parla di un aumento di capitale di Ntv di 100 milioni. Ma soltanto dopo l’avallo del Cda sapremo quale sarà il rimescolamento dell’azionariato e capiremo chi sarà effettivamente il “proprietario” di Italo. C’è chi spera che, con la ragguardevole buonuscita di 27 milioni ottenuta dalla Fiat, Luca Cordero di Montezemolo possa fare la parte del leone.